• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Salciarini Gaetano

Nasce a Gubbio il 7 novembre 1901. Maestro elementare. Avvocato. Democristiano. Dirigente di Azione cattolica (Ac). Appartenente a una modesta famiglia di lavoratori, si forma presso il circolo giovanile «Silvio Pellico» fondato da don Bosone Rossi. Diviene presidente del circolo come pure della Federazione Giovanile diocesana dal settembre 1920, è in seguito presidente regionale della Gioventù cattolica fino al 1926. Giovanissimo, chiede di iscriversi al Partito popolare (Pp) ma, non essendo maggiorenne, la sua domanda non viene accolta. Solo dopo aver scritto a Sturzo, che lo concede, ha la tessera, che restituisce quando il Pp entra nel primo governo Mussolini. L’episodio mostra la sua radicata avversione ai metodi e agli intendimenti del fascismo. Torna a iscriversi al Partito dopo il congresso di Torino del 1923, quando cessa la collaborazione governativa. Nel 1925 pubblica un volume sull'insegnamento religioso nelle scuole elementari, con la prefazione del cardinale Nasalli Rocca, già vescovo di Gubbio, dove mette in risalto l’importanza dell’insegnamento religioso per la crescita umana e civile della persona e della società; respinge tuttavia la strumentalizzazione fatta dal regime per avere il consenso del mondo cattolico. La reazione fascista non tarda a venire. Il libro gli procura la perdita del posto di lavoro; si iscrive allora alla Facoltà di Giurisprudenza, consegue la laurea e si avvia alla libera professione. Subisce ripetute aggressioni squadriste soprattutto nel 1924; conserva comunque cariche nell'ambito del settore giovanile dell'Ac fino al 1931. Dopo gli accordi tra la Santa Sede e il governo fascista del settembre 1931, è costretto a lasciare ogni carica, mantenendo solo legami personali con alcuni esponenti del mondo cattolico: Venanzio Gabriotti, ultimo segretario del Pp della provincia di Perugia; Mario Cingolani; Giuseppe Giubilei di Gualdo Tadino. Dal  febbraio 1936 all’ottobre 1939 ricopre la carica di presidente della Giunta di Ac di Gubbio, e poi di presidente del ramo maschile. Ancora prima della caduta del fascismo, è in contatto con De Gasperi, Giuseppe Spataro e Cingolani ed è tra i responsabili clandestini dell'Umbria per la Dc. Dopo l'8 settembre, oltre che riorganizzare il Partito in Umbria, si attiva nella brigata San Faustino - Proletaria d’Urto, provvedendo all'invio di viveri e al reperimento di armi. Arrestato nella notte del 13 gennaio 1944 - il medesimo giorno in cui è designato a far parte del Comitato provinciale di liberazione nazionale (Cpln) in rappresentanza della Democrazia cristiana (Dc) - con l'accusa di costituzione di banda armata, è liberato a giugno nell'imminenza dell'arrivo delle truppe alleate. Nominato sindaco di Gubbio il 1 agosto 1944 dal Governo militare alleato, mantiene tale carica fino al maggio 1945, quando si dimette per problemi familiari. Sul finire del 1945, in un opuscolo sulla questione istituzionale, prende decisamente posizione a favore della Repubblica. Nel dopoguerra risalta il suo impegno nella Dc, nel sindacato, negli organismi rappresentativi della Resistenza. Per un quindicennio è consigliere comunale a Gubbio e consigliere provinciale. È segretario provinciale della Dc negli anni della ricostruzione. Candidato alla Costituente e al Senato nel collegio Gubbio-Città di Castello nel 1953 e nel collegio Perugia II nel 1958, non viene eletto. Nel sindacato fa parte dell'esecutivo provinciale della Libera confedereazione generale italiana dei lavoratori (Lcgil) e della Cisl negli anni Cinquanta. La sua attività professionale lo porta a difendere gli interessi dei mezzadri nella vertenza per il lodo De Gasperi del 1947-48 e in quella del «plus valore delle scorte vive» nella metà degli anni Cinquanta. Per la sua partecipazione alla Resistenza, viene eletto presidente del Consiglio federativo della Resistenza nella provincia di Perugia. Nel 1970, con l'attuazione delle Regioni, è nominato Presidente del Comitato regionale di controllo. Muore a Gubbio il 15 maggio 1989, in un giorno a lui particolarmente caro: negli eugubini è vivo il ricordo dell’avvocato che nella Corsa dei Ceri dà la «spallata» sotto il cero di S. Antonio nelle «birate» del pomeriggio anche in età inoltrata; il 15 maggio ricorre la promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum che era stata lo stimolo ideale al suo impegno politico e sociale, come ricordava nelle diverse commemorazioni dell’enciclica di Leone XIII.
 

Giancarlo Pellegrini

 


Fonti e bibl.: Archivio della Curia vescovile di Gubbio, Azione Cattolica e Democrazia Cristiana di Gubbio; Asp, Democrazia Cristiana dell’Umbria, «L'Ingino» (1908-1921, 1946); «Pensiero Popolare» (1922-1923); «Il popolo dell'Umbria» (1945-46); «Il carroccio» (1948); «Il segno» (1946-52); «La voce» (1953-1960); «Libertà» (1953-1960); Gaetano Salciarini, L’insegnamento religioso, Scuola Tipografica Oderisi, Gubbio 1925; Alberto Monticone (a cura di), Cattolici e fascisti in Umbria (1922-1945), Il Mulino, Bologna 1978; Gaetano Salciarini, La fine del popolarismo in Umbria, in ivi, pp. 434-437; Giacomina Nenci (a cura di), Politica e società in Italia dal fascismo alla Resistenza. Problemi di storia nazionale e storia umbra, Il Mulino, Bologna 1978; Maria L. Mazzanti, Aspetti della vita dell'Azione cattolica femminile e della nuova Azione cattolica a Gubbio, Nuova Linotipia, Piacenza 1989; Giancarlo Pellegrini, Dal circolo Silvio Pellico al Movimento Studenti Eugubino, in L’Azione cattolica in Umbria. Tra primo dopoguerra e Concilio Vaticano II, Ave, Roma 2001.




  • Gabriotti Venanzio Nasce a Città di Castello (Pg) il 26 aprile 1883. Impiegato. Popolare poi democristiano. Tra i fondatori della sezione tifernate del Partito popolare è un punto di riferimento della Resistenza altotiberina. Viene fucilato il 9 maggio 1944. LEGGI DI PIU' »
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