• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Rometti Clotide (Lollo)

Nasce a Umbertide (Pg) il 27 febbraio 1882. Sarto poi imprenditore edile. Socialista. Iscritto alla Rubrica di frontiera (Rf) e allo schedario dei sovversivi, dal 1935 nel Bollettino delle ricerche. Figlio di Angelo Rometti e Rosa Bebi. Nel 1899 si iscrive alla sezione socialista di Umbertide appena fondata da Michele Belardi, Giuseppe Guardabassi, Ovidio Vibi e Torquato Bucci. Anche tre suoi fratelli, Barbato Nicola, Paolo e Mameli erano schedati come sovversivi nel Casellario politico centrale, così come in seguito quattro dei nove figli: Lucia, Egle, Gilda e Aldo, nonché la moglie Assunta Laviselli che aveva sposato il 19 gennaio 1907. Emigra con la famiglia nel sud est della Francia nel 1909, dove era presenta una forte comunità di emigrati dall'alta valle del Tevere. Ritorna in Italia nel 1915, richiamato al servizio militare e partecipa alla Prima guerra mondiale. Finita la guerra diventa segretario della Camera del lavoro di Umbertide e fu uno dei protagonisti delle agitazioni contadine nel 1919-1920. Al congresso costitutivo della Federazione provinciale umbra dei lavoratori della terra tenutosi nel 1919 viene nominato nella commissione provvisoria costituita da sette membri. Nell'agosto del 1920 viene arrestato perché accusato ingiustamente di aver partecipato a Montone all'aggressione di un proprietario terriero e condannato dal tribunale di Perugia a tre mesi e venti giorni di carcere. Alle elezioni dell'ottobre 1920 per il rinnovo della Deputazione provinciale è eletto, pur essendo ancora detenuto, nelle liste del Partito socialista e a dicembre dello stesso anno viene scarcerato. Il 13 aprile del 1921 i fascisti assalirono e danneggiarono la sua casa. Minacciato più volte dai fascisti, nel 1921 emigra nuovamente a Nizza con la famiglia dove gestisce una sartoria. Aderisce al Partito socialista che raccoglieva gli emigrati e i cosiddetti fuoriusciti. Nelle note informative del ministero dell'Interno italiano viene definito «uno dei maggiori esponenti del movimento antifascista di Nizza». Diventa dirigente della Lega italiana dei diritti dell'uomo (Lidu) a cui aderivano un gran numero di “fuoriusciti” italiani.. Al congresso di Grenoble del 1929 il partito si divide fra i massimalisti fra cui Angela Balabanoff e dall'altra gli “unitari” con Pietro Nenni, Dino Rondani e Rometti. Fa parte del Comitato federale del Partito socialista unitario delle Alpi Marittime assieme Augusto Milanese e Oreste Donati che organizza il congresso ad Antibes il 21 giugno 1931.

Nel 1935 da vita ad una importante ditta di costruzioni che dette lavoro anche ad Alessandro Pertini.

Nel 1937, allorché i socialisti italiani in Francia decisero di aderire all'Unione popolare italiana (Upi) Rometti ne diviene il segretario generale delle Alpi Marittime, fin quando alla fine del 1937 fu costretto alle dimissioni dalla componente comunista che prese il sopravvento dell'Unione. Ma nel 1939 i socialisti ottengono la nomina di un nuovo ufficio di presidenza in cui vengono nominati presidente Dino Rondani, vice presidente Armando Aspettati e segretario generale Clotide Rometti, tutti socialisti. Alla fine di quell'anno, dopo il patto di non belligeranza fra Germania e Unione Sovietica, si ha un nuovo scontro fra le componenti socialiste e comuniste con l'uscita di queste ultime. L'anno successivo con l'occupazione italiana del sud est della Francia l'Upi viene sciolta. Preoccupati per le ripercussioni che poteva avere l'occupazione gli antifascisti lasciano queste zone e Rometti si trasferisce a Alès vicino a Nîmes. Il 23 ottobre 1940 invia una lettera a Mussolini in cui dichiara di astenersi da ogni attività politica e di accettare lealmente le leggi del Governo italiano. Viene annullata la sua iscrizione nel bollettino delle ricerche e nella rubrica di frontiera. Due anni dopo però il suo nome compare nell'elenco dei “sovversivi” più pericolosi. Nel settembre 1943 rientra per pochi giorni in Italia.

Muore a Nizza il 17 luglio 1964.


Alberto Sorbini


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 4393, ad nomen; C. Rometti, Sessant'anni di socialismo nell'Alta Umbria e in Italia, Il Solco, Città di Castello 1954; F. Bogliari, ad vocem in F. Andreucci e T. Detti (a cura di), Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, 6 v., Editori Riuniti, Roma 1975-1979; R. Schor, Les italiens das les Alpes Maritimes 1919-1939, in P. Milza (a cura di), Les italiens en France de 1914 à 1940, École français de Rome, Roma 1986; F. Alunni Pierucci, 1921-1922. Violenze e crimini fascisti in Umbria. Diario di un antifascista, Lampi di stampa, Milano 2004.




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