• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Rasimelli Ilvano

Nasce a Perugia il 28 luglio 1924. Ingegnere. Comunista. Cresce in un ambiente familiare antifascista e comunista; frequenta le scuole elementari e il ginnasio a Perugia, respinta la sua ammissione al ginnasio superiore decide di recuperare studiando al collegio salesiano di Gualdo Tadino (Pg). Su sollecito del padre segue lezioni private dall'amico di famiglia Aldo Capitini, tornato a Perugia dopo l'espulsione dalla Normale, durante le quali maturano insieme l'interesse per l'urbanistica di Perugia. Nel corso dell'adolescenza frequenta la Perugia antifascista, in particolar modo il fondo del comunista Enea Tondini, luogo di ritrovo per gli oppositori al regime. Una volta terminati gli studi a Gualdo Tadino, torna a studiare al ginnasio di Perugia dove è allievo di Walter Binni.
Le numerose esperienze a contatto con le figure di primo piano dell'antifascismo perugino lo portano a maturare il suo impegno politico: nel 1941 costituisce la rete dei giovani studenti antifascisti alla quale partecipa anche Vincenzo Comparozzi. Grazie al conoscenza di Riccardo Tenerini e Primo Ciabatti, anch'essi allievi di Capitini, entra in contatto con l'organizzazione degli studenti universitari. Il 22 maggio 1943 nella serie di fermi che si verificano nel perugino viene arrestato insieme all'amico Comparozzi; esce dal carcere il 27 luglio, due giorni dopo la destituzione di Mussolini. All'indomani dell'armistizio, il 9 settembre è di fronte al comando militare di Perugia per richiedere le armi per poter fronteggiare l'arrivo dei tedeschi. Dopo numerosi solleciti viene arrestato, perquisito e trovato in possesso di otto cartucce di diverso calibro. Deferito al tribunale militare di Firenze, riesce ad uscirne per merito di un'azione del padre che corrompe un avvocato del tribunale e, grazie anche all'appoggio di Alberto Abatini e Alfredo Apponi, ottiene la scarcerazione di tutti i perugini presenti nella città gigliata. Tornato in Umbria prende la via della montagna nascondendosi a Preggio (Umbertide, Pg). Partecipa alla Resistenza combattendo nella brigata “Francesco Innamorati” sui monti di Bettona (Pg) e Deruta (Pg), agli ordini del comandante Dario Taba e del commissario politico Alberto Mancini. Il 22 marzo 1944, ha un incontro con Aladino Bibolotti, dirigente nazionale del Partito comunista italiano (Pci), il quale gli affida la responsabilità di dirigere l'organizzazione provinciale della gioventù comunista, entrando di fatto nella segreteria clandestina del partito. Con il nuovo incarico riprende la rete di collegamento tessuta con gli studenti medi prima del 25 luglio e dà vita al giornale “La nostra lotta”, organo della giovanile comunista. Dopo la liberazione di Perugia, il 20 giugno 1944, alla quale prende parte con la sua formazione, decide di continuare la Guerra di Liberazione nel Nord Italia: si arruola come volontario nel gruppo di combattimento “Cremona”. Parte con il primo scaglione il 2 novembre, insieme all'amico Comparozzi, durante la permanenza a Roma prima di raggiungere il fronte viene nominato ispettore dal movimento giovanile comunista per le zone liberate. È assegnato al 22° reggimento fanteria con il quale combatte liberando il territorio italiano sino a Venezia; nel luglio 1945, oramai di stanziamento a Chioggia (Ve), è congedato.
Nel dopoguerra riprende gli studi universitari di ingegneria lasciati durante la guerra laureandosi a Pisa nel 1952; nello stesso anno viene eletto al consiglio comunale di Perugia e nominato assessore all'urbanistica, dove rimane in carica fino al 1963, fornendo un contributo fondamentale nella redazione del piano regolatore della città. Nel corso degli anni Sessanta è dirigente autorevole del Pci umbro, più volte eletto all'interno delle istituzioni a vario livello: nel 1964 è presidente della Provincia di Perugia, nel 1968 è consigliere comunale a Gubbio, dal quale si dimette nel 1970 per candidarsi nuovamente al comune di Perugia. Nello stesso anno torna all'attività professionale fondando la Ricercatori e progettisti associati, di cui è presidente. Tuttavia, non abbandona l'impegno politico. Nel 1983 è eletto senatore per la IX legislatura e nel 1985 è eletto sindaco di Passignano (Pg). Muore a Perugia il 27 luglio 2015.


Yuri Capoccia


Fonti e bibl.: I. Rasimelli, La formazione del gruppo dirigente del P.C.I., in L. Cappuccelli (a cura di), Antifascismo e Resistenza nella provincia di Perugia (documenti e testimonianze), Perugia, Amministrazione della Provincia di Perugia, 1975, pp. 80-81; I. Rasimelli, Un Rompiscatole. Tra le novità di un'epoca, Benucci Editore, Perugia, 2007; M. Tosti (a cura di), Tra Comuni e Stato. Storia della Provincia di Perugia e dei suoi amministratori dall’Unità a oggi, Perugia, Quattroemme, 2009, pp. 132-133.




  • Capitini Aldo Nasce a Perugia il 23 dicembre 1899. Insegnante. Liberalsocialista. Diffidato e arrestato per la sua condotta antifascista e antimilitarista, dopo l'Armistizio rimane in clandestinità fino alla liberazione del capoluogo umbro. Muore a Perugia il 19 ottobre 1968. LEGGI DI PIU' »
  • Tondini Enea Nasce a Umbertide (Pg) il 19 gennaio 1895. Commerciante. Comunista. Punto di riferimento dell'organizzazione clandestina del Partito comunista d'Italia (Pcd'i) a Perugia, partecipa alla lotta partigiana in Umbria. Muore a Perugia il 25 dicembre 1974 LEGGI DI PIU' »
  • Grossi Vinci Nasce a Perugia il 7 luglio 1924. Medico. Comunista. Volontario nel gruppo di combattimento "Cremona", gli è affidato l'incarico dal Pci di tessere una rete politica fra i militari. Muore a Perugia il 20 aprile 2000. LEGGI DI PIU' »
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