• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Pucci Boncambi c. Marcello

Nasce a Perugia il 21 luglio 1904, capitano di fregata, antifascista.
Figlio del conte Vittorio, di antica nobiltà perugina, risulta precoce nel compiere una scelta militare comune ai suoi predecessori. Dopo un primo rifiuto ricevuto per motivi fisici e conseguente operazione chirurgica per risolvere il difetto, a Grande guerra in corso lascia la casa paterna per entrare alla Regia Accademia navale; nel 1918 è già su un'imbarcazione da guerra. Dopo un turno sulle grandi navi, a 18 anni è promosso guardiamarina e per diverso tempo presta servizio sui sommergibili. Nutre una particolare attrazione anche per l’aria che, in breve tempo, lo porta ad ottenere il brevetto di osservatore aereo, dimostrando una sensibilità – decisamente prematura per i tempi – verso la cooperazione aeronavale, che sviluppa in relazioni e saggi durante la successiva frequentazione della Scuola di guerra aerea.
A metà anni Trenta, durante le operazioni in Africa orientale, è responsabile del servizio aereo in una fra le più importanti basi della Sicilia, poi comanda una torpediniera durante lo sbarco in Albania nell'estate 1939.
Nell'imminenza dell'ingresso in guerra dell'Italia, mentre sta incrociando l'Egeo al comando di un cacciatorpediniere, viene chiamato a Roma ed assegnato al comando supremo dell'aeronautica, dove trascorre i tre successivi anni. I ministeri di Marina e Aeronautica cedono infatti solo nel 1943 alle sue insistenze per essere destinato al comando di una nave, assunto il quale si rende protagonista di rischiose ricognizioni in volo su tutto il Mediterraneo; queste che gli valgono le onorificenze di Cavaliere ufficiale della Corona d'Italia, Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro ed una decorazione tedesca concessa solitamente ad ufficiali di rango superiore al suo.
Dopo l'Otto settembre lascia il “Granatiere” e assume il comando della difesa militare marittima di La Maddalena e Caprera, in Sardegna, dove l'apporto anche a livello umano è ben descritto dalle parole inviate al padre da uno dei suoi subordinati, quando nel maggio 1945 la salma è stata appena rinvenuta nel cimitero di Orbetello: «Era sempre, di continuo in mezzo ai marinai delle batterie, di tutte le sue batterie, benvoluto, adorato da tutti: erano felici quei poveri ragazzi quando lo vedevano tra loro, e gli esprimevano con sorrisi, con parole confidenziali la loro gioia, ché sapevano che alle sei del mattino era presso il distributore del pane e dei viveri, che più tardi andava a questionare al Commissariato per vedere se poteva avere, trovare, qualche capo di corredo per i suoi marinai. [...] Tutta la sua giornata era dedicata al lavoro: interessamento per i suoi uomini, interessamento per i suoi Ufficiali, interessamento per tutti i problemi anche tecnici che di continuo si presentavano».
Il 9 aprile 1944, giorno di Pasqua, Pucci Boncambi riceve l'ordine di imbarcarsi il giorno successivo sul Mas 505 alla volta di Bastia, in Corsica, per presenziare ad un'inchiesta in cui sono coinvolti marinai italiani a seguito di una rissa scoppiata con colleghi francesi e risoltasi con la morte di uno di questi. Vista la delicatezza del compito, l'ammiraglio Brivonesi ha scelto proprio lui. Alle 7 circa del mattino del 10 aprile il mezzo prende il mare con a bordo Pucci Boncambi, il tenente di vascello Primo Sarti comandante della flottiglia e il sottotenente di vascello Carlo Sorcinelli, ai comandi del Mas. Dopo circa un'ora di navigazione i sottufficiali Federico Azzalin e Giuseppe Cattaneo (quest'ultimo imbarcatosi clandestinamente) aggrediscono Pucci Boncambi e Sarti e, nonostante la loro reazione altrettanto dura, riescono a sparargli. Contemporaneamente, il sottocapo Egidio Silvestri raggiunge la torretta e scarica una raffica di mitra su Sorcinelli. Questi e Sarti muoiono subito, mentre per Pucci Boncambi, con un polmone perforato da due proiettili, c'è bisogno del colpo di grazia. Il Mas viene subito indirizzato verso il continente ed approda a Porto S. Stefano (Gr), dove ad accoglierli ci sono osannanti commilitoni della X Mas ma anche tedeschi, che deplorano gesti di questo tipo. Il giorno successivo, su loro ordine vengono tributati ai tre ufficiali funerali solenni ad Orbetello (Gr), con intervento di marinai tedeschi, italiani e militi della Guardia nazionale repubblicana (Gnr). Durante le esequie, un ufficiale della Decima elogia vivamente i valorosi colleghi caduti sotto i colpi dell'aviazione angloamericana. Quando, il 17 agosto 1947, Pucci Boncambi, Sarti e Sorcinelli vengono decorati con medaglia d'oro al Valor militare alla memoria, si è da poco aperto al tribunale di La Spezia il processo contro cinque imputati per triplice omicidio aggravato da tradimento verso i superiori e diserzione al nemico con perdita dolosa della nave, chiusosi definitivamente il 21 novembre 1958 con due anni di reclusione ciascuno ai due principali (passibili di esecuzione capitale per il codice allora vigente). La motivazione di concessione della medaglia a Pucci Boncambi recita: «Ufficiale superiore imbarcato con compiti di servizio su M.A.S. che si trasferiva in base navale avanzata, veniva aggredito assieme ad altri due ufficiali da elementi faziosi che con armi alla mano intimavano di cedere al loro intendimento di consegnare l’unità al nemico oppressore. Benché la Patria fosse divisa in due campi, gli spiriti e le coscienze tormentati da una dolorosa, critica situazione, non dubitava un istante sul dovere da compiere, affrontava coraggiosamente gli aggressori e cadeva colpito al petto nell’impari violenta lotta. Sacrificando se stesso riaffermava le più elevate tradizioni dell’onore militare e della Marina cui apparteneva. — Mar Tirreno, 10 aprile 1944».


Tommaso Rossi


Fonti e bibl.: Asisuc, Guerra 1940-1945, b. 1, f. 5 «L'eccidio sul M.A.S. 505. Varie».
http://www.marina.difesa.it/storiacultura/storia/medaglie/Pagine/PucciBoncambiMarcello.aspx




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