• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Nobili Tito Oro

Nasce a Magliano Sabina (Ri) il 23 marzo 1882. Avvocato. Socialista. Impegnato politicamente sin dal 1897, quando ancora studente partecipa nel reatino allo sciopero dei cavatori di barbabietole, nel 1900 aderisce al Psi. Nel 1905 si stabilisce a Terni, dove esercita la professione forense e dove è a fianco dei contadini nelle lotte per la difesa degli usi civici. Nel 1906 abbandona il Psi ternano per contrasti con la componente massonica, rientrandovi soltanto nel 1914, quando il congresso di Ancona sancisce l’incompatibilità dell’appartenenza alla massoneria per gli iscritti al partito. Nello stesso anno viene eletto consigliere comunale e, per il mandamento di Terni, anche provinciale, carica che mantiene sino al 1921. Nel corso della prima guerra mondiale si impegna in iniziative assistenziali a favore della popolazione: è fautore di un calmiere sui generi alimentari di prima necessità, oltre che della costituzione di una azienda annonaria fra le mutue operaie. Nel 1920 assume l'incarico di sindaco di Terni. In questa veste promuove la realizzazione di una serie di interventi finalizzati alla difesa degli interessi dei ceti operai, è inoltre particolarmente attivo nel favorire lo sviluppo delle autonomie locali: in particolare, è tra i sostenitori della costituzione di una seconda provincia umbra. Nel 1921 è eletto deputato. Nello stesso anno inizia a essere oggetto di violente aggressioni ad opera delle squadre d'azione fasciste. Nel 1923 la sua abitazione viene devastata, tanto che nel settembre dello stesso anno è costretto a lasciare Terni e a rifugiarsi a Roma. Al congresso nazionale socialista di Milano dell’aprile 1923 è tra gli esponenti della corrente massimalista contraria alla fusione con il PcdI. Entrato a far parte della nuova direzione del partito, è nominato segretario, carica che mantiene sino all’aprile 1925, dimostrandosi sempre contrario a qualsiasi ipotesi di fusione con i comunisti caldeggiata invece dalla Terza Internazionale. Dopo il delitto Matteotti, è uno dei maggiori esponenti della secessione aventiniana ed è tra i maggiori promotori dell'organizzazione di comitati locali d’opposizione. E’ forse per stroncare tale azione che nella notte tra il 1 e 2 novembre 1926, nel contesto delle violenze scatenate dai fascisti prendendo a pretesto il fallito attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, subisce l'ennesima violenta aggressione, organizzata dalla dirigenza del Pnf perugino e messa in pratica da una squadra di 13 fascisti di Todi. Prelevato dalla sua casa alla periferia della città umbra, subisce per ore percosse e sevizie tali da ridurlo in fin di vita e provocarne la quasi completa cecità. Arrestato il 10 novembre, quando è ancora ricoverato in ospedale per le ferite riportate, il 18 dello stesse mese è condannato a cinque anni di confino di polizia da scontarsi nell’isola di Favignana, dove è immediatamente tradotto. A causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute, nel gennaio del 1927 è trasferito a Roma per ricevere indispensabili cure mediche e dove, per decisione diretta di Mussolini, rimane a scontare la pena in regime di stretto confino domiciliare. Impossibilitato a esercitare la sua professione dal 1926 al 1934, in quanto radiato dall’Ordine degli avvocati e procuratori di Terni, negli anni seguenti, nonostante i continui controlli a cui è sottoposto, riesce a mantenere i contatti con alcuni dei principali dirigenti socialisti. Soltanto nel settembre 1943 può però ritornare in Umbria. All’indomani della Liberazione è tra gli artefici della ricostituzione del Psi umbro. Il 26 giugno 1945, su designazione del Cln, è nominato presidente della Società “Terni”, carica che mantiene sino all’ottobre 1948 gestendo la difficile fase postbellica legata alla ricostruzione degli stabilimenti industriali. Il 25 settembre 1945 è designato a far parte della Consulta nazionale, dove viene assegnato alla commissione di difesa nazionale. Eletto alla Costituente nelle fila del Psiup, partecipa alla stesura della Costituzione repubblicana. Nella prima legislatura entra a far parte del gruppo socialista come senatore di diritto, secondo quanto previsto dalla terza disposizione transitoria e finale della carta costituzionale, in questo ambito è componente di diverse commissioni permanenti (la 9a, la 2a, la 5a). Dopo il 1953 si ritira dalla politica attiva, impegnandosi nella sua attività professionale. Continua comunque a seguire le vicende del Psi: contrario all’esperienza del centro-sinistra, guarda invece con interesse, nel 1964, alla ricostituzione del Psiup. Muore a Roma l’8 febbraio 1967.

 

Angelo Bitti


 



Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 3552, ad nomen; Asp, Questura, Radiati, b. 58, ad nomen; Francesco Bogliari, Tito Oro Nobili, Quaderni Regione dell’Umbria, Perugia 1977; Nobili Oro Tito, in Pietro Secchia (a cura di), Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, vol. 4, La Pietra, Milano 1984, p. 140; Ezio Ottaviani, Il Comune di Terni tra il 1920 e il 1922. L’amministrazione socialista, Comune di Terni, Cestres, Terni 1987; Maria Selina Ametrano e Arnaldo Perrino, Costituenti dall'Umbria. Un contributo alla nascita della democrazia, Perugia, Isuc; Foligno, Editoriale Umbra, 2008, p. 148.



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