• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Melis Ernesto

Nasce a Napoli il 19 marzo 1914. Capitano del Regio esercito, successivamente impiegato. Monarchico. Originario di una famiglia borghese del Sud, intraprende la carriera militare nel corpo dei bersaglieri. Alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, è capitano istruttore presso l’Accademia di fanteria e cavalleria di Modena. Dopo l’8 settembre cerca di organizzare con alcuni colleghi una forma di resistenza ai tedeschi, ma, fallito il tentativo, insieme al capitano Enrico Vecchi fugge verso Spoleto (dove risiedono i genitori e i fratelli), arrivandovi il 14 settembre. Lì, dopo alcuni contatti con antifascisti reduci dai fronti bellici quali Alessandro e Marco Antonio Fiorani, decide di costituire una formazione armata che operi al di fuori del centro urbano contro gli occupanti. Tra il 20 e il 25 settembre dirige delle incursioni notturne al locale distretto militare, alla caserma Minervio e alla Scuola allievi ufficiali, asportandovi armi, munizioni e vettovaglie. Negli stessi giorni, circa 80 uomini disposti a combattere si radunano nei pressi del sito Vallocchia, lungo la strada per la Valnerina, in attesa del suo arrivo con gli equipaggiamenti, cosa che avviene il 26 settembre. Si pone al comando di questo raggruppamento, che prende il suo nome, a cui si aggregano in seguito alcuni prigionieri di guerra inglesi e iugoslavi evasi il 13 ottobre dal carcere di Spoleto con la complicità del direttore (suo padre Guido). Il gruppo si scontra più volte con pattuglie tedesche, durante il mese di ottobre, nelle località Ceselli (Scheggino, Pg) e Sant’Anatolia di Narco. Il 3 novembre decide di sciogliere la sua banda, arrivata a 150 componenti, per evitare rappresaglie ai suoi familiari, arrestati e condotti al carcere di Perugia. Insieme a Vecchi e a Manlio Valentini, fino al 31 dicembre si dà alla macchia sulle montagne della Valnerina, tentando di mettersi in contatto con le brigate partigiane operanti lungo il versante umbro-marchigiano dell’Appennino. Tra gennaio e marzo 1944, mentre apre segretamente delle trattative con i fascisti per il rilascio dei suoi familiari, partecipa a delle azioni di guerriglia antitedesca presso Visso, insieme a un gruppo armato guidato da Pietro Capuzzi. Ammalatosi, viene catturato dai tedeschi il 14 maggio 1944 e portato all’ospedale militare tedesco di Perugia. Trasferito al nosocomio militare italiano, riesce a fuggire nei primi di giugno e si nasconde con la sua famiglia, nel frattempo rilasciata, in casa di amici. Insieme ai parenti abbandona il capoluogo umbro e ritorna a Spoleto il 18 giugno, liberata pochi giorni prima dalle truppe angloamericane. Entra in contatto con i membri del neonato Cln cittadino, i quali il 28 giugno lo nominano presidente onorario, ma non partecipa quasi mai alle sue sedute. Terminato il conflitto, lascia l’esercito e, dopo essersi sposato, nel 1949 viene assunto dalla Fiat come impiegato nella filiale commerciale di Roma. Trasferitosi nella capitale, vi risiede fino alla metà degli anni Settanta, quando gli viene diagnosticata una grave malattia. Muore a Genova l’8 agosto 1976.
 

Paolo Raspadori


 


Fonti e bibl.: Ass, Ats, Atti del giudice istruttore, b. 29, fasc. 23-1944; intervista ad Anna Lucia Rossi (vedova Melis), effettuata a Roma il 20/02/2012; Comando Raggruppamento Bande Italia Centrale, Inchiesta sul Cap. EPE Melis Ernesto - Conclusioni, in Sergio Bovini (a cura di), L’Umbria nella Resistenza, vol. II, Editori Riuniti, Roma 19vol. II; Sergio Petrillo, Maurizio Hanke, Spoleto 1943. Ricordi, testimonianze e documenti, Edizioni dell’Accademia Spoletina, Spoleto 1984; Maurizio Hanke, La banda Melis, in Luciana Brunelli, Gianfranco Canali (a cura di), L’Umbria dalla guerra alla Resistenza, Editoriale Umbra, Foligno 1998; Paolo Raspadori (a cura di), L’autorità debole. Il Comitato di Liberazione Nazionale di Spoleto attraverso i verbali delle sue riunioni (1944-1946), Crace, Perugia 2003.




  • Lakovic Svetozar (Toso) Nasce a Berane (Montenegro) il 1 giugno 1915. Ingegnere. Comunista. Partecipa alla resistenza contro l'occupazione italiana venendo arrestato nel 1942. Muore a Belgrado il 28 febbraio 1984. LEGGI DI PIU' »
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