• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Mancini Alberto

Nasce a Monaco (Principato) il 6 settembre 1908. Fabbro. Comunista. Figlio di lavoratori italiani emigrati, rimpatria in Italia nel 1917 ad Agello (Magione, Pg) paese di origine della famiglia. Dopo il servizio militare a Roma, nel 1932, decide di tornare a Monaco dove lavora in diverse imprese. Qui, pratica la box partecipando a incontri in diverse città francesi tra le quali Tolone, Nizza e Cannes; attività che gli consente di essere conosciuto non solo quale «accanito antifascista». É iscritto al Partito Comunista Francese (Pcf) e alla Confédération Générale de Travailleurs (Cgt). Partecipa alla guerra civile spagnola tra le fila delle brigate internazionali arruolandosi nella «Colonna Italiana» con la quale combatte in Aragona. A Barcellona incontra Armando Fedeli, uno dei principali dirigenti del partito in Spagna. Alla fine della guerra civile spagnola è nuovamente a Monaco. Nel Principato sopravvive grazie al lavoro nell'appezzamento di terreno adiacente alla casa concessagli da un simpatizzante comunista. Insieme ad Armando Fedeli e Mario Sambucari svolge clandestinamente attività politica nella regione delle Alpi Marittime, diffondendo materiale propagandistico stampato nella tipografia clandestina con sede nella sua abitazione. Nel 1939, a seguito della partecipazione ai combattimenti in Spagna, viene iscritto in Rubrica di frontiera (Rf) con il provvedimento di «perquisizione e segnalazione», inoltre è segnalato quale «fervente comunista» dalle autorità consolari italiane a Monaco. Nel marzo del 1942 è richiamato in Italia dal partito, durante il viaggio viene arrestato a Mentone, la nuova frontiera tra Italia e Francia; da lì è tradotto alla Questura di Perugia e successivamente consegnato al podestà di Magione (Pg) e condotto ad Agello. Nei giorni successivi è nuovamente interrogato in questura; è assegnato dalla commissione provinciale al domicilio coatto a Lacugnana (Perugia) e al lavoro presso la SAI di Passignano (Pg). All'interno della fabbrica aeronautica cerca di sabotare la produzione – come racconta nelle sue memorie «meno aerei si fabbricavano e più vicina sarebbe stata la sconfitta» – inoltre, prende contatti con Luigi Pompili, reduce anche egli dalla guerra civile spagnola e dall'emigrazione in Francia, e con altri antifascisti locali. Si adopera, a partire dalla fine del 1942, «per allargare le fila del Partito a Perugia e altrove».
Dopo la caduta del fascismo, è presente alla prima riunione del partito all'indomani della liberazione dei comunisti incarcerati a Perugia; insieme a Dario Taba, si impegna nella ricostruzione della rete organizzativa del partito nonché delle formazioni partigiane. La sua esperienza nella guerra in Spagna gli consente di assumere un ruolo di primo piano nella Resistenza umbra: prima è commissario politico della brigata «Francesco Innamorati»; successivamente allo scioglimento della stessa a seguito dei rastrellamenti del marzo 1944, assume il medesimo incarico nella brigata «Primo Ciabatti». L'8 giugno 1944 nella battaglia di Montebuono, guida la vittoriosa insurrezione contadina e partigiana contro i tedeschi consentendo agli alleati di non trovare, durante la risalita della penisola italiana, nessuna resistenza nella zona del Trasimeno. Successivamente, viene impiegato dal commando alleato per continuare la Liberazione fino alle porte di Arezzo. Viene insignito dal Comune di Magione alla Medaglia d'argento al valore militare con la seguente motivazione «ardente figura di patriota, partecipava con la sua Brigata a tutti i combattimenti svoltisi nella nostra Regione». Agli inizi degli anni Sessanta assume un ruolo centrale nella guida della protesta contadina, mobilitazione per la quale viene processato. Nel dopoguerra, si dedica all'attività politica e sindacale ricoprendo numerose cariche di responsabilità: è membro del comitato federale del Partito comunista italiano (Pci) di Perugia, nonché segretario della Federbraccianti, della Federmezzadri, della Camera del Lavoro di Torgiano (Pg) e Gualdo Tadino (Pg). Muore ad Umbertide (Pg) il 7 ottobre 1977.


Yuri Capoccia


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 2970, ad nomen; Asisuc, Anpi Perugia, b. 3, fasc. 8; A. Mancini, Diario di un partigiano in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. II, Editori Riuniti, Roma 1972; L. Brunelli e G. Canali, L’antifascismo umbro e la guerra civile di Spagna, Editoriale Umbra, Foligno 1992.




  • Taba Dario (Libero) Nasce a Corciano il 17 luglio 1902. Commerciante. Comunista. Combattente durante la guerra di Spagna, internato e partigiano della brigata Innamorati, muore a St Laurent du Var (Francia) il 3 luglio 1981. LEGGI DI PIU' »
  • Tondini Enea Nasce a Umbertide (Pg) il 19 gennaio 1895. Commerciante. Comunista. Punto di riferimento dell'organizzazione clandestina del Partito comunista d'Italia (Pcd'i) a Perugia, partecipa alla lotta partigiana in Umbria. Muore a Perugia il 25 dicembre 1974 LEGGI DI PIU' »
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