• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Inches Vincenzo

Nasce a Foligno (Pg) il 29 aprile 1882. Operaio. Dapprima socialista poi comunista. Nel 1910 si trasferisce a Terni dove lavora presso le Officine Bosco come meccanico. Nel 1912 viene assunto nella Fabbrica d'Armi, qui inizia a partecipare all'attività sindacale. Intorno alla metà del 1914 si iscrive al Partito socialista italiano (Psi). Allo scoppio della prima guerra mondiale viene esonerato dal prestare servizio militare in quanto impiegato nella Fabbrica d'Armi. Nel primo dopoguerra, si dedica esclusivamente al partito e all'attività sindacale: è eletto nel comitato direttivo del Psi a Terni, lavora alla Camera del lavoro di Terni, partecipa all'occupazione delle fabbriche ternane (1919-1920) e alla lotta al carovita. Con la nascita del Partito comunista d'Italia (Pcd'i) a Livorno, il 21 gennaio 1921, decide di restare all'interno del Psi militando però nella corrente “terzinternazionalista”.
L'avvento del fascismo indebolisce il Psi e il movimento operaio ternano, così di fronte a questa situazione, nel 1931, decide di iscriversi, insieme ad un numeroso gruppo di socialisti, al Pcd'i. Nel 1932 grazie all'arrivo a Terni di Clemente Maglietta – giovane dirigente inviato dal Centro estero del Pcd'i di Parigi, con l'incarico di riorganizzare il partito – si ricostituisce il comitato federale ternano all’interno del quale assume il ruolo di responsabile sindacale. É presente nel comitato anche Agamante Androsciani, Alido Berselli, Giuseppe Bravetti e Remo Righetti. Il 19 aprile del 1932 è arrestato per «propaganda sovversiva e ricostituzione del disciolto partito». Il 10 ottobre viene deferito, insieme ad Alfredo Filipponi e Alido Berselli, al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Tuttavia, a dicembre viene revocato il rinvio a giudizio ed è scarcerato dopo l'amnistia in occasione del Decennale. Una volta rilasciato è sottoposto ad una stretta vigilanza tanto che i suoi precedenti con la legge gli pregiudicano un lavoro, riuscendo a trovare impiego solo presso il forno della famiglia di sua moglie. Nel 1935 riesce ad entrare nelle Acciaierie, qui riorganizza la rete del partito all'interno della fabbrica. Nel settembre del 1936, viene arrestato per la diffusione di volantini che denunciano la preparazione della guerra ed inneggiano ai repubblicani spagnoli. Il 22 settembre, insieme ad un folto gruppo di persone tra le quali Germinal Cimarelli, è condannato, per «organizzazione comunista in fabbrica» e «diffusione dei volantini antifascisti», a 5 anni di confino. La pena viene scontata nella colonia confinaria di Ponza (Lt) dove frequenta lezioni di preparazione politica. Nel luglio del 1941 viene prosciolto e liberato, riuscendo ad evitare l'internamento. Successivamente, è di nuovo a Terni con il compito di riorganizzare il partito, oramai sfaldato a causa malattia di Alfredo Filipponi. Con quest’ultimo ha un duro scontro sulla situazione trovata al ritorno in città. Per sanare la frattura e ritrovare l'unità, la direzione nazionale lo inserisce, insieme a Giuseppe Bravetti, Pietro Lello, Dazio Pascucci e lo stesso Filipponi, nel «comitato dei cinque» per ricostruire il partito.
All'indomani della caduta del fascismo è in piazza a manifestare. Pochi giorni dopo l'armistizio (8 settembre 1943), si reca al comando militare di Terni per chiedere l'armamento dei volontari, richiesta che riceve esito negativo; pertanto viene deciso di intraprendere la lotta partigiana. Nella riunione federale presieduta da Gino Scaramucci, inviato dal partito centrale, gli è affidata la direzione il Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Terni. Nel dicembre del 1943 partecipa alla riunione regionale a Monte Malbe (Perugia) per verificare la situazione della lotta partigiana in Umbria. All'incontro sono presenti i principali dirigenti della Resistenza umbra tra i quali Armando Fedeli, Alfredo Filipponi, Francesco Innamorati, Gino Scaramucci, Dario Taba e Riccardo Tenerini. Nel corso della guerra di Liberazione assume un importante ruolo di direzione e di collegamento: si occupa del territorio di Marsciano (Pg), contribuendo alla formazione del Cln e mantenendo i rapporti con il Psi marscianese; a Todi (Pg), riorganizza il partito e la lotta partigiana, promuovendo la formazione del Cln cittadino; inoltre, è ispettore presso le formazioni partigiane a Cesi (Tr) e Narni (Tr) ed è in stretto contatto con i quadri nazionali del partito in Umbria come Aladino Bibolotti, Gino Scaramucci e Celso Ghini.
Nel dopoguerra viene nominato segretario provinciale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil), carica che ricopre fino al 1952. Non prende parte solo alla vita sindacale di Terni ma anche a quella politica, sia nelle istituzioni sia nel partito: è assessore in Comune e poi alla Provincia, nonché presidente della Commissione provinciale di controllo del Partito comunista italiano (Pci).
Muore a Terni il 21 giugno 1962.


Yuri Capoccia


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 2632, ad nomen; Asisuc, Anpi Terni, Resistenza/Liberazione, b.10, fasc. 9; B. Antonelli, Vincenzo Inches. Operaio antifascista dirigente della C.G.I.L. provinciale di Terni dal luglio 1944 all’ottobre 1952, Era Nuova,  Perugia, 2006; A. Dal Pont  e S. Carolini, L'Italia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, vol. III, La Pietra, Milano 1983, p. 1238; A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, vol. II, La Pietra, Milano 1980, pp. 674-675; Bruno Simonucci, Dario Taba, Enea Tondini, Vincenzo Inches, Luigi Micchiorri, Emilio Secci e Ovidio Laureti (a cura della redazione) in Il Pci in Umbria, 1921-1991. Un'ideologia rivoluzionaria per una pratica riformista, (a cura di) A. Stramaccioni, Cronache umbre edizioni, 1992.




  • Righetti Remo Nasce a Terni il 25 marzo 1901. Operaio. Comunista. Condannato a cinque anni di confino, durante la guerra viene arrestato per aver ascoltato Radio Londra, non potendo così partecipare alla guerra di Liberazione. Muore a Terni l'8 marzo 1996.  LEGGI DI PIU' »
  • Filipponi Alfredo Nasce a La Valle (o Macenano, Ferentillo, Tr) il 21 settembre 1897. Negoziante. Comunista. Arrestato, amminito e sorvegliato, dopo l'Otto settembre contribuisce alla nascita della brigata "Gramsci". Muore a Terni il 3 settembre 1974 LEGGI DI PIU' »
  • Cimarelli Germinale (Germinal) Nasce a Terni il 5 luglio 1911. Operaio. Comunista. Partigiano. Cade in combattimento a Cesi (Terni) il 20 gennaio 1944. LEGGI DI PIU' »
  • Bibolotti Aladino Nasce a Massa il 22 febbraio 1891. Giornalista. Socialista poi comunista. Arrestato, confinato e internato, durante la Resistenza diviene uno dei principali dirigenti dell'attività partigiana del Pci. Muore a Roma il 24 febbraio 1951. LEGGI DI PIU' »
  • Androsciani Agamante Nasce a Terni il 14 febbraio 1902. Meccanico. Comunista. Arrestato e confinato, il 2 febbraio 1945 si unisce al gruppo di combattimento «Cremona». Muore a Terni il 1 settembre 1994. LEGGI DI PIU' »
  • Scaramucci Gino Nasce a Gualdo Tadino (Pg) il 17 agosto 1904. Minatore. Comunista. Condannato a 5 anni di confino per attività comunista in Italia e all'estero, dopo l'8 settembre è tra i fondatori della brigata "Gramsci". Muore a Perugia il 24 aprile 1966. LEGGI DI PIU' »
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