• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Ghini Celso

Nasce a Bologna il 6 dicembre 1907. Operaio. Comunista. Si iscrive alla Federazione giovanile comunista italiana (Fgci) nei primi anni Venti. Svolge una vivace attività antifascista: la sera del 11 novembre 1924 viene colto, insieme ad altri compagni, da un gruppo di fascisti mentre scrive sui muri frasi inneggianti alla resistenza armata contro il fascismo, ne scaturisce una sparatoria. Pertanto, accusato di tentato omicidio, è incarcerato preventivamente, successivamente viene assolto per insufficienza di prove. Il 22 agosto 1925 è di nuovo arrestato per «essere stato sorpreso a distribuire stampe comuniste». Dopo sei mesi di reclusione, il 3 febbraio 1926, viene assolto e rilasciato. Con l'emanazione delle leggi eccezionali nel novembre del 1926 si allontana da Bologna; è ricercato dalle autorità italiane. Il 29 novembre, viene processato in contumacia e condannato dalla Commissione provinciale a 3 anni di confino per «attività comunista». In seguito, espatria clandestinamente per non rispondere alla chiamata alle armi; il 26 luglio 1927 è colpito da un mandato di cattura per diserzione. Si rifugia in Unione Sovietica dove frequenta l'Università Leninista a Mosca. Nel 1930, durante la sua permanenza in Francia, entra a far parte della direzione del Pcd'i nonché del comitato centrale della Fgci, di cui dal 1931, ne dirige il Centro interno. Nel corso del soggiorno all'estero, conduce una intensa attività antifascista che lo porta, più volte, a rimpatriare clandestinamente in Italia per coordinare la lotta alla dittatura fascista. Il 1 aprile 1931 viene arrestato a Milano. Successivamente, è deferito al Tribunale speciale per la difesa dello Stato che lo condanna, con sentenza n.155 del 7 novembre 1931, a 17 anni di reclusione per «costituzione del Pcd'i» e «propaganda sovversiva». La condanna viene scontata nelle carceri di San Gimignano (Si), Civitavecchia (Rm) e Pianosa (Li). Nel 1936 riceve l'amnistia per la condanna del Tribunale speciale; tuttavia, viene confinato presso l'isola di Ponza (Lt) per scontare i 3 anni di confino comminatogli dalla Commissione provinciale di Bologna nel 1926. Nel novembre del 1939, allo scadere dei 3 anni, viene riassegnato dalla Commissione provinciale di Littoria ad altri 2 anni di confino «per la cattiva condotta politica tenuta in colonia».
Al termine del confino, nel settembre del 1941, è internato in colonia «per la durata della guerra» in quanto «elemento pericoloso». Il 23 agosto 1943 viene liberato, torna a Bologna dove prende parte alla guerra di Liberazione: è organizzatore delle formazioni partigiane e ispettore presso le brigate «Garibaldi» con l’obiettivo di dare una struttura ordinata al loro comando in Lazio, Umbria e Marche – in quest'ultima regione è inoltre membro del triumvirato insurrezionale. Nel gennaio e, successivamente, nel marzo del 1944, è in Umbria in veste di ispettore presso le brigate «Garibaldi» umbre con due obiettivi principali: occuparsi dei collegamenti tra le diverse formazioni sorte nel territorio della provincia di Terni ed evitare l'allineamento delle brigate sulle posizioni radicali dei numerosi combattenti jugoslavi presenti nel territorio e, in seconda battuta, su quelle del partito comunista jugoslavo.
Nel dopoguerra, ricopre numerose cariche di dirigenza all'interno del Partito comunista italiano (Pci): è membro della Sezione di organizzazione del partito; segretario della Federazione di Bologna e, soprattutto, responsabile della Sezione elettorale centrale del partito. Oltre ad essere un dirigente nazionale dell'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (Anppia), è storico del movimento di liberazione nell'Italia centrale, si occupa inoltre del movimento operaio italiano e di studi elettorali.
Muore a Roma il 13 dicembre 1981.



Yuri Capoccia 


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 2363, ad nomen; Asisuc, Anpi Terni, Resistenza/Liberazione, b. 9, fasc. 11; Ghini Celso in Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, vol. II, D-G, Milano, La Pietra, 1971, p. 547; C. Ghini, La Resistenza in Umbria in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. I, Editori Riuniti, Roma 1972; Archivio Anppia, Anagrafica antifascisti, ad nomen, http://www.anppia.it/anagrafe/ghini-celso/; A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di  antifascismo dall'anno 1927 al 1943, vol. I, La Pietra, Milano 1980, pp. 153-154; A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, vol. III-IV, La Pietra, Milano 1983, pp. 845, 1300; Dizionario biografico online – Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese: 1919-1945, a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri, Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea nella provincia di Bologna "Luciano Bergonzini", Istituto per la Storia di Bologna, Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna, 1985-2003, http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/isrebo/strumenti/strumenti.php, ad nomen; Sito Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi), sez. Donne e Uomini della Resistenza, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1399/celso-ghini, ad nomen; Relazione di C. “sulla prima visita alle formazioni partigiane della zona di Foligno”, Perugia, 3 febbraio 1944, in Le brigate Garibaldi nella Resistenza. Documenti. Agosto 1943 – maggio 1944, a cura di G. Carocci e G. Grassi, vol.I, Milano, Feltrinelli, 1979.



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