• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Ghigi famiglia

La tradizione familiare antifascista risale a Nazzareno Ghigi, socialista, ammonito nell’ottobre 1927 e perseguitato dai fascisti fino alla morte nel 1934. I figli Enrico, Lenin Wladimiro Ulianow e Giordano dopo l’8 settembre sono tra gli organizzatori di un nucleo armato nella cittadina di Gubbio. Sciolto tale nucleo perché scoperto dai fascisti repubblicani, con altri giovani eugubini riparano in montagna, a Pisciano. Anche la moglie Zelinda Pelicci e la figlia Miranda, casalinghe, collaborano con i partigiani della zona del Burano portando viveri, tenendo i collegamenti, ospitando i profughi. Il gruppo partigiano degli eugubini è comandato dal socialista Bruno Enei e fa parte della 1ª brigata Proletaria d’Urto-San Faustino, che opera nella zona compresa tra Gubbio e Città di Castello e di cui è comandante Stelio Pierangeli. Al momento della liberazione di Gubbio Enrico Ghigi fa parte del Gruppo d'azione patrittocia (Gap), comandato da Amelio Gambini, che il 20 giugno 1944, mentre i tedeschi sono in ritirata, ha il compito di mantenere l’ordine in città. Nel primo pomeriggio di quel giorno una squadra armata di quattro eugubini spara a due ufficiali della Croce rossa germanica in un bar di Gubbio: uno dei due resta ucciso e l’altro, ferito, riesce ad allontanarsi. Come reazione i tedeschi rastrellano e arrestano circa 160 persone che concentrano nell’edificio delle scuole elementari. Zelinda e Miranda sono portate tra gli ostaggi il pomeriggio del 21. All’alba del 22 giugno un plotone della 114ª divisione di fanteria della Wermacht comandata dal generale Boelsen fucila per rappresaglia 40 ostaggi tra i quali, uniche donne, Zelinda e Miranda Ghigi. Sulle responsabilità del loro arresto e della loro fucilazione indaga, tra il giugno e il luglio 1945, lo Special Investigation Branch ed è documentata un’accesa discussione nel dopoguerra.


Luciana Brunelli


Fonti e Bibl.: Asp, Fondo Monteneri/Cln, b. 1, fasc. 1; Archivio della Curia vescovile di Gubbio, Sez. mons. Beniamino Ubaldi, b. “Memorie personali di guerra”, 3/26; Asisuc, Fondo Resistenza Umbria, b. 2, fasc. 3 (Special Investigation Branch); Enrico Ghigi, A mia madre e a mia sorella fucilate dai tedeschi. 22 giugno 1944, Soc. Tipografica «Oderisi Editrice», Gubbio 1945; Anppia, Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, Quaderno n. 9, Roma 1992; Luciana Brunelli, La strage dei “quaranta martiri” di Gubbio: note per una storia della memoria, in «Storia e problemi contemporanei», Censure e discriminazioni, 28, 2001, pp. 165-195; Luciana Brunelli, Giancarlo Pellegrini, Una strage archiviata. Gubbio 22 giugno 1944, Il Mulino, Bologna 2005. 



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