• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Catanelli Luigi

Nasce a Perugia il 14 marzo 1905. Commerciante. Antifascista. Nel 1922 consegue la licenza presso la Scuola secondaria statale di avviamento commerciale “Sebastiano Purgotti”. Inizia a lavorare come meccanico in alcune officine perugine, poi nel 1927 è impiegato presso una bottega dove si effettuano riparazioni di macchine elettriche. Qui, nasce la sua passione per la ricerca tecnico-scentifica, in particolar modo per la radiofonia, che lo porta a collaborare con varie scuole di Perugia. In questi anni conosce due importanti esponenti dell'antifascismo perugino: il filosofo Aldo Capitini e il magistrato azionista Alberto Apponi. Nel 1936 entra a far parte del variegato gruppo antifascista che si riunisce nello studio legale dell'avvocato repubblicano Alfredo Abatini a cui partecipano, oltre allo stesso Abatini, anche Capitini, Apponi, Walter Binni ed i comunisti Enea Tondini e Paolo Canestrelli. La sua attività contro il regime non si limita esclusivamente al capoluogo umbro, ma riguarda tutto il paese: ha contatti con Ugo la Malfa, Francesco Flora e Ferruccio Parri a Milano, Carlo Ludovico Ragghianti a Bologna, Guido Calogero a Roma e Benedetto Croce a Napoli. Sempre in questo periodo, apre un circolo letterario come copertura per l'attività politica clandestina.
Il 24 agosto 1943, nel corso di una verifica tributaria da parte della guardia di finanza presso il suo laboratorio in Via Appia, viene arrestato con l'accusa di «propaganda sovversiva» in quanto vengono rinvenuti dei volantini antifascisti durante la perquisizione. Rimane in stato di fermo presso la caserma della guardia di finanza per alcuni giorni. Il 5 settembre è rilasciato poiché gli elementi a suo carico non sussistono, su questa decisione influiscono le pressioni, sempre più intense, provenienti dall'ambiente perugino. All'indomani dell'8 settembre e con l'arrivo dei tedeschi in città, il clima muta profondamente e la repressione diviene più stringente: il 17 ottobre viene emesso a suo carico un mandato di cattura per «attività antifascista». Per sfuggire all'arresto si rifugia dalla sorella Rosa nelle campagne di Valfabbrica (Pg), lasciando la sua bottega nel capoluogo. Il giorno precedente la liberazione di Perugia – 20 giugno 1944 – fa ritorno in città, impegnandosi sin da subito nella pubblicazione del giornale satirico-politico “Il Buffone”.
Nel dopoguerra, oltre a continuare il lavoro nella sua bottega in Corso Vannucci, si dedica con passione e con risultati alla ricerca tecnico-scientifica entrando in contatto, dopo lunghi studi da autodidatta, con l’ambiente scientifico perugino, riuscendo anche a registrare due brevetti.
Muore a Perugia il 1 ottobre 1980.


Yuri Capoccia


Fonti e bibl.:  Asisuc, Fondo «Luigi Catanelli», (a cura di) Rossana Piccini, Biografia, in Inventario; Asp, Questura, Schedati, b. 14, fasc. 1.



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