• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Capitini Aldo

Nasce a Perugia il 23 dicembre 1899. Insegnante. Liberalsocialista. Figlio di Enrico Capitini, impiegato comunale, e Adele Ciambottini, sarta. Vive nel cuore del centro storico di Perugia, al civico numero 1 di corso Vannucci, nella torre campanaria del Palazzo comunale, dove avrebbe trascorso una parte significativa della vita. Il passaggio dall'infanzia all'adolescenza è accompagnato dall'allontanamento dalla pratica religiosa e dall'avvicinamento alla letteratura futurista. Con lo scoppio della Grande Guerra, spinto dal fascino nazionalista, si schiera con il fronte interventista, come risulta dal carteggio con il fratello Giovanni, militare a Firenze. Nel 1916 termina gli studi presso la sezione di ragioneria dell'Istituto tecnico Vittorio Emanuele II di Perugia; l'anno seguente, a causa della fragile salute, viene dichiarato inabile al servizio militare, consumando tutti i giovanili entusiasmi nazionalistici. Tra il 1917 e il 1919 vive anni di profonda solitudine e riflessione personale, che lo portano a maturare la decisione di intraprendere gli studi classici, ai quali si dedica senza risparmiarsi negli anni successivi. Al termine di questo periodo di studio, accetta l'incarico di precettore presso una famiglia nelle campagne umbre.
Il 1924 è un anno cruciale sotto il profilo della formazione: supera con il massimo dei voti l'esame di maturità classica presso il Liceo ginnasio “Annibale Mariotti” di Perugia, ma soprattutto, a novembre, vince il concorso di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si trasferisce il gennaio successivo. Durante gli anni pisani si avvicina a Claudio Baglietto, con il quale inizia a sviluppare posizioni di nonviolenza e antifascismo. Si laurea con lode in Lettere con il prof. Momigliano (di cui diviene subito assistente volontario) nel novembre del 1929, anno in cui avviene il suo distacco dal clima politico dominante in Italia a seguito della firma dei patti Lateranensi, che lo segnano profondamente. Dopo un anno di perfezionamento, viene chiamato da Giovanni Gentile – arrivato a Pisa come commissario nel 1928 – a ricoprire il ruolo di segretario-economo della Normale. Il rapporto, tuttavia, non è dei migliori: la scelta vegetariana di Capitini, che aveva come retroterra culturale l'antimilitarismo, lo mette in cattiva luce sotto gli occhi di Gentile, il quale, conscio del certo rifiuto, gli chiede di prendere la tessera del Partito nazionale fascista (Pnf). Il rifiuto determina, nel gennaio del 1933, la fine della sua esperienza alla Normale.
Il ritorno a Perugia coincide con l'apertura di una fascicolo a suo carico da parte della Questura perugina, che lo segnala quale antifascista e antimilitarista. Nel capoluogo umbro riprende i suoi studi religiosi e sul Cristianesimo, dando inoltre lezioni private per mantenersi. La nuova esperienza nella città natale è profondamente differente rispetto al periodo di solitudine giovanile: compie numerosi viaggi che lo portano ad incontrare esponenti politici e culturali e, allo stesso tempo, il suo studio a Perugia diviene meta di pellegrinaggio da parte di docenti e studenti. Nel 1936 organizza la prima forma embrionale di comitato antifascista, a cui partecipano il giovane critico letterario Walter Binni, l'avvocato repubblicano Alfredo Abatini, il magistrato azionista Alberto Apponi, il libertario Luigi Catanelli ed i comunisti Enea Tondini e Paolo Canestrelli. Sono anni di intensa elaborazione politica: con Guido Calogero si concentra sullo sviluppo di un nuovo movimento politico, che insegnasse «la libertà ai socialisti, e il socialismo ai liberali»; nasce così il liberalsocialismo. Nel 1937 redige un articolo intitolato Liberalsocialismo, che ha una notevole diffusione passando, di mano in mano, in diverse città italiane nonché viene pubblicato, sotto pseudonimo, a Boston. Il costante scambio fra le varie città epicentro di questo nuovo movimento lo porta sotto la lente d'ingrandimento del regime, che riesce, grazie alla confessione di un giovane studente arrestato, a risalire ai principali esponenti del movimento a Bologna, Roma e Perugia. Capitini viene fermato il 4 febbraio 1942, successivamente è tradotto alle Murate di Firenze, dove rimane in cella con Calogero durante tutti i quattro mesi dell'istruttoria. È liberato e sottoposto a diffida il 3 giugno 1942, il giorno seguente è a Perugia. In questi anni Capitini è impegnato, seppur rimanendo in secondo piano a causa della stretta sorveglianza, nell'attività della sezione perugina del Reale Istituto di Studi Filosofici, creata nel dicembre del 1940 insieme ad Averardo Montesprelli, con l'obiettivo di scuotere le forze intellettuali dal torpore fascista; esperienza che si conclude in pochi anni, nel giugno del 1943. Intanto, il 23 maggio 1943, Capitini viene nuovamente arrestato per «attività antinazionale», uscendone a fine luglio.
Alcuni giorni dopo l'Armistizio, viene disposto a suo carico l'arresto; non si procede poiché irreperibile sin dall'arrivo dei tedeschi a Perugia. Il 3 settembre è a Firenze per partecipare alla riunione del gruppo liberalsocialista in cui si discute dell'entrata nel Partito d'azione (Pd'a): prende posizione contraria in favore della creazione di un movimento intelletual-popolare, posizione che non riesce ad imporsi. Dopodiché fa ritorno in Umbria, dove si nasconde nelle campagne perugine, rimanendo in clandestinità sino alla liberazione del capoluogo, il 20 giugno 1944.
Nella Perugia liberata assume un ruolo pubblico di primo piano, pur rimanendo fuori dal Comitato di liberazione nazionale (Cln) provinciale: il 27 luglio, è nominato Rettore pro tempore dell'Università per Stranieri, ma soprattutto è chiamato alla direzione del “Corriere di Perugia”, organo settimanale di informazione politica del Cln. Dalle colonne del giornale lancia l'esperienza dei Centri di orientamento sociale (Cos), da lui così descritti nel terzo numero del Corriere: «Il nostro ideale è di essere centri liberi e aperti della nuova socialità. E usiamo la parola Centro appunto perché è aperto, e non è un circolo chiuso, un partito; la parola orientamento perché abbiamo bisogno con la mente e con l'animo anzitutto di orientamento; la parola sociale perché tale orientamento è cercato e collocato dentro tutta la socialità e non su una montagna o in un cerchio limitato, sia famiglia, razza, nazione». L'esperienza dei Cos porta un nuovo entusiasmo a Perugia e viene riprodotta in molte città italiane tra le quali Ancona, Bologna, Firenze, Napoli, Teramo e altre ancora. Lascia la direzione del “Corriere di Perugia” nel novembre 1944, a seguito della volontà del Cln di modificare l'impostazione del giornale.
Nel 1945, con la chiusura del “Corriere di Perugia”, la fine del Cln e dell'esperienza dei Cos l'influenza politica dell'intellettuale perugino va diminuendo. Ciononostante, non rimane estraneo alla scena politica, appoggia nelle elezioni per l'Assemblea Costituente il Fronte democratico popolare. Nel dopoguerra, l'impegno è rivolto verso le tematiche a lui più vicine, la nonviolenza, la religione e le campagne per i diritti civili: sulle orme dell'esperienza dei Cos crea il Centro di orientamento religioso (Cor) a Perugia, il Centro per la non violenza, la Società vegetariana italiana e, nel 1960, organizza la marcia della pace da Perugia ad Assisi, che diviene simbolo del pacifismo capitiniano. Affianco all'impegno politico e civile, Capitini accompagna la sua carriera di professore e studioso. Con l'avvento della democrazia riprende il posto di segretario della Scuola Normale di Pisa, inoltre insegna in varie università italiane: a Pisa filosofia morale, poi vince la cattedra di pedagogia a Cagliari e successivamente a Perugia.
Muore a Perugia il 19 ottobre 1968.


Yuri Capoccia


Fonti e bibli.: Aldo Capitini 1899-1968, (a cura del) Comune di Perugia, Provincia di Perugia Perugia, (s. n.), 1988; Aldo Capitini: libero religioso rivoluzionario nonviolento atti del convegno Perugia, Sala dei Notari 19 ottobre 1998, a cura dell'Ufficio Pubbliche Relazioni del Comune di Perugia, (S.l.) (s.n.), stampa 1999; F. Atzeni, Aldo Capitini: un laico religioso nonviolento, Milano, Sipiel, 1989; M. Cavicchi, Aldo Capitini: un itinerario di vita e di pensiero, Manduria, Piero Lacaita Editore, 2005; Corriere di Perugia – Organo del Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, ristampa anastatica, I edizione, Perugia, Editrice umbra cooperativa, 1980; C. Cutini (a cura di), Uno schedato politico Aldo Capitini, Perugia, Editoriale Umbra, Istituto per la storia dell'Umbria contemporanea, 1988; Capitini Aldo, Dizionario Biografico degli Italiani – Vol. 18, 19785, di P. Craveri, http://www.treccani.it/enciclopedia/aldo-capitini_(Dizionario-Biografico)/; G. Zanga, Aldo Capitini: la sua vita, il suo pensiero, Torino, Casa editrice L'Età dell'Acquario – Bresci Editore, 1988.





  • Binni Walter Nasce a Perugia il 27 novembre 1913. Professore. Liberalsocialista. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, è fra i costituenti del Cln perugino e finita la guerra viene eletto all'Assemblea Costituente. Muore a Roma il 27 novembre 1997. LEGGI DI PIU' »
  • Canestrelli Paolo Nasce a Perugia il 19 ottobre 1892. Rappresentante di cuoio. Socialista poi comunista. Sottoposto a numerose perquisizioni è strettamente vigilato. Arrestato nel 1943 per attività antinazionale, muore a Perugia il 26 novembre 1982 LEGGI DI PIU' »
  • Apponi Alberto Nasce a Roma il 25 gennaio 1906. Magistrato. Liberalsocialista e azionista. Dirigente della Resistenza a Perugia, è tra i massimi esponenti del Pda in Umbria. Muore ad Assisi il 24 aprile 1977.  LEGGI DI PIU' »
  • Tondini Enea Nasce a Umbertide (Pg) il 19 gennaio 1895. Commerciante. Comunista. Punto di riferimento dell'organizzazione clandestina del Partito comunista d'Italia (Pcd'i) a Perugia, partecipa alla lotta partigiana in Umbria. Muore a Perugia il 25 dicembre 1974 LEGGI DI PIU' »
  • Rasimelli Ilvano Nasce a Perugia il 28 luglio 1924. Ingegnere. Comunista. Arrestato dopo l'armistizio, partecipa alla Resistenza con la brigata "Francesco Innamorati", per poi arruolarsi come volantario nel gruppo di combattimento "Cremona". Muore a Perugia il 27 luglio 2015. LEGGI DI PIU' »
  • Enei Bruno Nasce a Barra Bonita, in Brasile (stato di San Paolo) il 17 luglio 1908. Insegnante. Liberalsocialista poi socialista. Dal 1936 fa parte del gruppo antifascista promosso da Capitini ed è tra i promotori della brigata “San Faustino”. Muore in Brasile l'8 gennaio 1967. LEGGI DI PIU' »
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