• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Bietolini Antonio (Rossi, Bruno Morassuti)

Nasce a Perugia il 13 giugno 1900. Operaio meccanico. Comunista. Uscito da un collegio cattolico, inizia l'attività politica nel circolo giovanile socialista di Perugia, di cui nel 1919 diventa segretario. Dopo la scissione di Livorno aderisce al Partito comunista d'Italia (Pcd'I). A Perugia è oggetto di numerose aggressioni squadriste, che portano anche al danneggiamento dell'abitazione. Nel 1922 si sposta a Milano, dove lavora per il Partito. La permanenza è comunque breve e si trasferisce a Lecco.
Preso costantemente di mira dai fascisti anche in Lombardia, nel 1926 si trasferisce a Torino, dove continua a lavorare per il Partito raccogliendo grande stima fra i compagni. È coniugato con Giuseppina (Pina) Sacchelli, nata a Soresina (Cr) il 5 agosto 1893, comunista. La coppia ha due figli, Antonietta e Spartaco, ma la prima è nata (a Milano l'8 ottobre 1920) dal primo matrimonio di Pina con Riccardo Tessaroli, poi defunto.
Arrestato il 24 settembre 1929 a Torino su richiesta della questura di Roma, in contemporanea alla sorella Anna, per favoreggiamento nel tentativo di espatrio clandestino in Francia di Zaira Bellachioma, moglie del leader comunista perugino Armando Fedeli. Sei giorni dopo vengono denunciati e deferiti al Tribunale speciale. Imputati per ricostruzione del Pcd'I e propaganda sovversiva, vengono prosciolti in istruttoria per insufficienza di prove. Rimangono comunque in carcere, a disposizione della questura di Roma, per ulteriori accertamenti. In occasione della scarcerazione della sorella Anna, nel gennaio 1930, la questura di Roma ritiene invece opportuna la sua permanenza in prigione e la contestuale denuncia alla Commissione provinciale per il confino. Il 5 aprile 1930 la Commissione si pronuncia per la scarcerazione, sottoponendolo però all'ammonizione. Torna a vivere a Torino.
È di nuovo arrestato il 15 gennaio 1931, mentre tenta di espatriare. È accusato di tentata riorganizzazione della sezione torinese del Pcd'I ed espatrio clandestino. Viene deferito insieme ad altre otto persone al Tribunale speciale, che si pronuncia il 21 febbraio 1931 condannandolo a quattro anni di carcere più le pene accessorie (interdizione perpetua dai pubblici uffici e tre anni di ammonizione a fine pena carceraria). Il 17 maggio viene destinato al carcere di Padova, dove condivide la sorte con Mauro Scoccimarro, Umberto Terracini, Giorgio Amendola e Giovanni Roveda. Il 17 novembre 1932 viene dimesso per amnistia, vedendosi dichiarare decaduta anche la libertà vigilata. Si sposta a Roma, dove risiede la famiglia, e il Pcd'I gli affida l'incarico di organizzare l'attività politica in città e in provincia. Il 15 marzo 1933 viene inserito nell'elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze.
Il 25 novembre 1933 viene ancora arrestato dalla questura di Roma, insieme alla sorella Anna ed altre tre persone, perché ritenuto parte di un'organizzazione clandestina comunista della Capitale facente riferimento ad Adele Bei, pure catturata. Sono detenuti a Regina Coeli dal giorno dell'arresto. L'8 marzo 1934 il Tribunale speciale lo condanna a 13 anni e mezzo di reclusione (16 mesi in più della richiesta del Pm) più le consuete pene accessorie. Il 27 novembre 1934 viene spostato da Regina Coeli al carcere Forte Urbano di Castelfranco Emilia (Mo). Il 5 ottobre 1938 è trasferito per motivi disciplinari (riconosciuto responsabile dell'organizzazione di uno sciopero di detenuti) al carcere “S. Caterina” di Fossano (Cn). Il 29 novembre 1939 viene dimesso potendo beneficiare di un provvedimento di amnistia. Sottoposto a libertà vigilata rientra a Milano, dove riprende i contatti con l'organizzazione locale del Pcd'I.
Nel marzo 1943, mentre continua a lavorare come operaio in un'officina meccanica, risulta tra i principali organizzatori degli scioperi milanesi, in particolare alla Pirelli e all'Alfa Romeo. Tra aprile e maggio, per motivi precauzionali, il Partito lo invia in Veneto.
È uno dei maggiori animatori, come ispettore del Partito comunista italiano (Pci) e collegamento con il centro nazionale clandestino di Milano, della Resistenza in Veneto e Friuli. Qui in particolare ha contatti diretti già dal 1941-42, in collegamento con i gruppi partigiani comunisti sloveni allora già attivi ed operanti nell'area del confine nord-orientale. Catturato dai tedeschi insieme ad altre sei persone, viene con loro fucilato a Valdagno (Vi), dove faceva anche parte del Comitato di liberazione nazionale (Cln) comunale, il 3 luglio 1944.


Tommaso Rossi


Fonti e bibl.: Acs, Cpcad nomen; Asp, QuesturaSchedati, b. 8, ad nomen; Asisuc, AcsCpc, b. 1, fasc. 25; Asisuc, Antifascismo Umbria, b. 1, fasc. 6; Asisuc, Anppia Perugia, b. 2, fasc. 5 «Biografie», s.fasc. A. Le loro prigioniAntifascisti nel carcere di Fossano, Edizioni Gruppo Abele, [s.l.], [1994], p. 278; Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi, Dizionario della Resistenza, vol. II, Luoghi, formazioni, protagonisti, Einaudi, Torino 2001, pp. 158-159; Giuseppe Pupillo, Il pesciolino rosso. I comunisti a Vicenza dal 1942 al 1990, Ergon, Vicenza 2001; Silvio Cecchinato, Frammenti di vita, [s.n.t].




  • Bietolini Anna (Rosa) Nasce a Perugia il 25 luglio 1895. Ragioniera contabile. Comunista. Arrestata più volte insieme al fratello Antonio, viene dapprima confinata poi internata. Sarà libera nel settembre del 1943. LEGGI DI PIU' »
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