• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Bibolotti Aladino

Nasce a Massa il 22 febbraio 1891. Giornalista. Socialista poi comunista. Inizia sin da giovanissimo la militanza politica: a tredici anni frequenta un circolo studentesco anticlericale, a quindici anni si iscrive al Partito socialista italiano (Psi). Nel 1911 risponde alla leva obbligatoria partecipando alla campagna di Libia, poi nel 1914 viene internato a Fossano, dopo essere stato degradato, per propaganda antimilitarista. Allo scoppio della guerra è deferito al tribunale militare del IX corpo d’armata ed inviato in Cirenaica.
Nel primo dopoguerra torna Massa dove riprende l’attività politica divenendo il segretario della giovanile socialista locale. In questi anni, inizia la sua carriera di giornalista collaborando con vari periodici locali come «La Mina», «La Battaglia» e «La Versilia». É delegato al congresso di Livorno (20 gennaio 1921) come segretario provinciale della federazione di Massa e Carrara partecipando alla fondazione del Partito comunista d’Italia (Pcd’i). Dopo il congresso entra a far parte della classe dirigente del partito: è direttore del settimanale «La Battaglia comunista» e viene candidato più volte al parlamento. Nel 1921 si trasferisce a Torino dove scrive per «L’Ordine nuovo» ed entra nel comitato federale del partito. Durante la permanenza nel capoluogo piemontese subisce la violenza e la repressione fascista venendo aggredito ed arrestato. Nel 1923, di fronte a questa situazione, il partito decide di inviarlo prima a Trieste dove amministra il «Lavoratore», sino alla chiusura, e poi a Milano dove invece dirige la sezione nazionale del «Soccorso rosso». Nel 1924 è in Unione Sovietica a Mosca per rappresentare il partito nei vari organi comunisti. Al suo rientro in Italia, sempre a Milano, assume l'amministrazione dell'«Unità» subendo numerosi arresti nel corso del 1925. Viene processato prima di fronte al tribunale penale di Milano, poi condannato nel cosiddetto «processone» dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a 18 anni di carcere – con sentenza n. 58 del 20 febbraio 1928 – insieme ai massimi dirigenti comunisti tra i quali Antonio Gramsci, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, con l'accusa di «ricostituzione del partito disciolto, propaganda, cospirazione, istigazione alla lotta armata». Rilasciato per l'amnistia del Decennale fascista soggiorna per un breve periodo a Torino prima di espatriare in Francia, dove riprende i contatti con il comitato del partito assumendo nuovamente la direzione del «Soccorso rosso». Nel corso della latitanza all'estero viene iscritto in Rubrica di frontiera (Rf); esce dalla clandestinità amministrando un altro giornale, la «Voce degli Italiani». Nel gennaio 1940, a seguito dell'emanazione da parte del governo francese di provvedimenti contro i comunisti, viene arrestato e internato nei campi di Vernet d'Arriège e di Les Milles (Marsiglia, Francia). Riesce a fuggire ma viene nuovamente arrestato nel 1942 e consegnato dal Governo di Vichy alle autorità italiane. In Italia è condannato dalla Commissione provinciale di Roma a 5 anni di confino, da scontare a Ventontene (Li), in quanto elemento «pericoloso per gli ordinamenti dello stato e per la notevole attività sovversiva svolta in Italia e all'estero». È liberato il 3 settembre 1943 e immediatamente si unisce alla Resistenza prima nel biellese e poi, nel febbraio 1944, raggiunge Roma divenendo uno dei principali dirigenti dell'attività partigiana del partito.
Sempre nel febbraio del 1944, è in Umbria per sostituire Armando Fedeli richiamato dal partito a Roma. Dopo la «svolta di Salerno», nell'aprile del 1944, presiede il comitato federale perugino nella riunione nei pressi di Montemelino (Corciano, Pg) nel quale informa i compagni della nuova politica da attuare: unità delle forze antifasciste per la creazione di un governo formato dai partiti del Comitato di liberazione nazionale (Cln). Successivamente è a Terni dove partecipa attivamente alla liberazione della città, ma soprattutto alla fase immediatamente successiva: gestisce con capacità la costituzione dell'amministrazione provvisoria del Cln, dà il via alla ricostituzione della Camera del Lavoro e alla diffusione del giornale ternano «La Turbina». Inoltre, all'arrivo degli alleati in città, riesce a mediare la creazione di un servizio d'ordine con la partecipazione dei partigiani della brigata «Gramsci» sotto il comando di Alfredo Filipponi, nonostante la contrarietà degli angloamericani. Il 20 giugno è a Perugia dove prende parte alla liberazione della città e, come per Terni, si attiva per la creazione di un'amministrazione del Cln nonché per la pubblicazione del giornale «La Battaglia». Si adopera inoltre per ricostruire le fila del partito nel perugino (invia Alfredo Checchi nella zona di Foligno e Assisi per svolgere attività politica e sindacale) e per rilanciare la discussione sul movimento comunista negli ambienti intellettuali.
Nel dopo guerra ricopre numerose cariche all'interno del partito e viene nominato presidente dell'Istituto nazionale confederale assistenza (Inca). Nel 1946 è eletto deputato nell'Assemblea costituente e nel 1948 è senatore nella prima legislatura dove si occupa di riforma previdenziale, sicurezza sociale ed emigrazione.
Muore a Roma il 24 febbraio 1951.


Yuri Capoccia


Fonti e bibl.:  Acs, Cpc, b. 636, ad nomen; B. Anatra, Bibolotti Aladino, Dizionario Biografico degli Italiani, Vol X, Istituto della Enciclopedia Italiana 1968; Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Anpi), sez. Donne e Uomini della Resistenza, ad nomen, http://www.anpi.it/donne-e-uomini/221/aladino-bibolotti; Bibolotti, Aladino, in Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, vol. I, A-C, Milano, La Pietra, 1968; [A. Bibolotti] Silvio, La liberazione di Terni e Perugia; al lavoro sotto le cannonate per la mietitura, in S. Bovini (a cura di), L’Umbria nella Resistenza, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1972; A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, vol. IV, La Pietra, Milano 1983, p. 1471; A. Dal Pont e S. Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, vol. I, La Pietra, Milano 1980, pp. 260-261.




  • Fedeli Armando Nasce a Perugia il 28 gennaio 1898. Operaio meccanico. Comunista. Arrestato, confinato e internato, lavora all'organizzazione della Resistenza nella provincia di Perugia. Muore a Perugia il 10 ottobre 1965 LEGGI DI PIU' »
  • Filipponi Alfredo Nasce a La Valle (o Macenano, Ferentillo, Tr) il 21 settembre 1897. Negoziante. Comunista. Arrestato, amminito e sorvegliato, dopo l'Otto settembre contribuisce alla nascita della brigata "Gramsci". Muore a Terni il 3 settembre 1974 LEGGI DI PIU' »
  • Checchi Alfredo Nasce a Scarlino (Gr) il 15 giugno 1901. Bracciante. Comunista. Iscritto in Rubrica di frontiera e condannato a 5 anni di confino per propaganda sovversiva, muore a Terni il 9 settembre 1982. LEGGI DI PIU' »
  • Inches Vincenzo Nasce a Foligno (Pg) il 29 aprile 1882. Operaio. Dapprima socialista poi comunista. Arrestato per propaganda sovversiva, condannato al confino, durante la guerra di liberazione è tra i vertici del Cln di Terni. Muore a Terni il 24 giugno 1962. LEGGI DI PIU' »
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