• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Bezzi Camillo

Nasce a Spoleto (Pg) il 17 luglio 1871. Avvocato. Socialista. Dopo essersi laureato in legge, svolge il praticantato presso lo studio legale di Tito Sinibaldi. Iscrittosi al Partito socialista italiano (Psi), partecipa nel dicembre 1895 al congresso regionale del partito svoltosi a Spoleto e inizia a essere sorvegliato dalle autorità di polizia. Nel 1897 entra a far parte della redazione della “Giovane Umbria”, un periodico politico e letterario locale fondato da alcuni giovani intellettuali che dal 1900 in poi sposa le tesi del socialismo. Dalle pagine della rivista invita membri e simpatizzanti del movimento operaio a costituire leghe di resistenza e strutture associative, allo scopo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei contadini e della manodopera industriale. Nel settembre 1902 viene eletto per la prima volta al Consiglio comunale spoletino, mentre pochi mesi prima aveva fatto parte, insieme a Pasquale Laureti, del collegio di difesa dei mezzadri di Narni processati a Spoleto per «attentato alla libertà del lavoro», commesso durante il grande sciopero agrario verificatosi nella primavera del 1902 nel centro umbro. Sempre insieme a Laureti, nel giugno e luglio 1906, fa parte di una commissione operaia che tenta di risolvere una vertenza apertasi tra i minatori di lignite della Società Terni e la direzione aziendale. Tra il 1909 e il 1914 tiene comizi e conferenze a Foligno e Spoleto per appoggiare le agitazioni sindacali di lavoratori ferroviari e postelegrafonici e per protestare contro la guerra italo-turca per la conquista della Libia. Partecipa, inoltre, in rappresentanza dei socialisti spoletini, ai congressi regionali del Psi del 1904 e del 1914, schierandosi su posizioni massimaliste. Nel giugno 1912 e nel luglio 1914 viene rieletto consigliere comunale e con le elezioni amministrative del novembre 1920 è nominato sindaco della sua città. Viene eletto anche consigliere provinciale e assume la carica di vice-presidente del Consiglio della provincia di Perugia. Nel gennaio del 1921 fa parte della delegazione umbra del Psi al congresso nazionale di Livorno, nel corso del quale si dichiara favorevole alla scissione aderendo così al Partito comunista d'Italia (PcdI). Il congresso regionale di tale Partito si tiene proprio a Spoleto nel febbraio di quell’anno e Bezzi ne è uno degli animatori. Nell’estate del 1921 la sua amministrazione è oggetto di attacchi continui da parte dello squadrismo fascista e lui stesso subisce aggressioni rimanendo ferito. Nel 1922 abbandona il PcdI per ritornare tra le fila socialiste e dopo le elezioni comunali del gennaio 1923, vinte dai fascisti, decide di ritirarsi da ogni attività politica, dedicandosi esclusivamente alla famiglia e alla sua attività professionale. Continua a essere sorvegliato dalla Pubblica sicurezza (Ps) fino alla sua morte, avvenuta a Spoleto il 20 marzo 1931.
 

Paolo Raspadori






Fonti e bibl.: Asp, Questura, Radiati, b. 11, fasc. 33; Maurizio Hanke, L’opera politica e amministrativa di Tito Sinibaldi, Panetto e Petrelli, Spoleto 1977; Francesco Bogliari, Il movimento contadino in Umbria dal 1900 al fascismo, Franco Angeli, Milano 1979; Aurora Gasperini, Le miniere di lignite di Spoleto (1880-1960), Edizioni dell’Ente Rocca, Spoleto 1980; Renato Covino, Partito comunista e società in Umbria, Editoriale Umbra, Foligno 1994.




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