• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Belli Giuseppe

Nasce a Marsciano (Pg) l'11 agosto 1906. Contadino. Socialista. Una nota del questore di Perugia dell'aprile 1930 lo definisce socialista propagandista sino al 1924, evidenziando come posteriormente non risulta più occuparsi di politica in maniera attiva. La sera del 6 dicembre 1928, nella frazione di Olmeto (Marsciano, Pg), in seguito ad una lite, uccide a coltellate il fascista Vincenzo Brustenghi. L'istruttoria rileva però che il movente dell'omicidio non è politico. Dopo un breve periodo di detenzione nelle carceri locali, è ricoverato per circa due anni, dapprima nel manicomio criminale di Aversa e, successivamente, in quello di Montelupo Fiorentino, fino alla sentenza,  emessa il 10 dicembre 1930, con lo condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione e a due anni di vigilanza speciale. All'imputato vengono concesse molte attenuanti, tra cui la seminfermità di mente, la provocazione da parte della vittima e la concausa. Il verdetto, considerato troppo mite, suscita un diffuso malcontento tra i fascisti locali, molti dei quali, presenti al processo, fischiano ed insultano la giuria al momento della lettura della sentenza. Per onorare il fascista ucciso viene eretto un monumento nel cimitero di San Valentino della Collina (Marsciano, Pg) che, la notte prima dell'inaugurazione, il 7 dicembre 1930, è imbrattato di vernice rossa con scritte antifasciste. Ritenuto con la sua famiglia coinvolto nell'episodio, è condannato al confino di polizia da scontare dopo la fine della detenzione. Terminata la pena, il 5 agosto 1932, dopo aver ottenuto un anno di condono, non viene liberato ma rimane in carcere in attesa che venga scelta la destinazione del confino: il 9 dicembre 1932 è condotto a Ventotene. Nel contempo i suoi familiari vengono trasferiti a Pantalla (Todi, Pg). L'8 agosto 1937, terminato il periodo di confino, ritorna a Marsciano dove è predisposta per lui una stretta vigilanza nel timore di reazione violente da parte dei fascisti locali. In seguito si stabilisce a Montecastello Vibio (Pg). Il 29 gennaio 1944 è radiato dall'elenco dei sovversivi.

Non si conosce né il luogo né la data di morte. 


Antonio Pio Lancellotti


Fonti e bibl.: Asp, Questura, Schedati, b. 6, f. 39; Asp, Questura, Radiati, b. 10, f. 16.



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