• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Bellanti Cosimo

Nasce a Pietralunga (Pg) il 10 gennaio 1888. Calzolaio. Socialista, poi comunista. Emigra a Nizza dove vive, salvo un'interruzione per prestare il servizio militare, dal 1910 al 1920, quando viene espulso dalla Francia perché «anarchico militante». Rientra quindi in Italia e si stabilisce a Bordighera. Arrestato nel giugno 1923, in quanto sospettato di favorire l'emigrazione clandestina e di fare propaganda sovversiva, nell'ottobre 1925 è rimpatriato con foglio di via obbligatorio a Pietralunga ma, poco dopo, è a Genova e poi in Belgio, a Bruxelles. Nel 1933 diviene segretario della sezione di Bruxelles del partito socialista e si impegna nell’attività antifascista. In quello stesso anno, oltre ad essere inserito in Rubrica di frontiera (Rf) e nel Bollettino delle ricerche per arresto, è anche iscritto nell'elenco dei sovversivi attentatori capaci di atti terroristici della provincia di Perugia. Nella primavera del 1936 aderisce alla costituenda Associazione ex combattenti antifascisti di Bruxelles e nel luglio successivo si arruola nella Colonna Italiana. Ma in Spagna resta poco tempo e nel novembre è di nuovo a Bruxelles. Nel febbraio 1943 è consegnato dalla polizia tedesca al passo del Brennero ed è tradotto alle carceri di Perugia. A maggio, per aver svolto all'estero propaganda sovversiva, è assegnato al confino di Aliano (Matera) per due anni. Tradotto il 14 agosto nelle carceri di Matera, il 17 è liberato. Tra il 1944 e il 1945 presiede per qualche tempo il Comitato di liberazione nazionale di Pietralunga.


Luciana Brunelli, Gianfranco Canali


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 445, ad nomen; Asp, Questura, Schedati, b. 6, fasc. 29; Asp, Fondo Monteneri/Cln, b. 2, fasc. 15; Aicvas, Scheda biografica; Àlvaro Lopez (a cura di), La Colonna Italiana, Quaderno Aicvas n. 5, Roma, 1985. 



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