• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Apponi Alberto

Nasce a Roma il 25 gennaio 1906. Magistrato. Liberalsocialista e azionista. Appartiene a una famiglia di origine ciociara di tradizione risorgimentali, venuta a Perugia dove il padre, magistrato, era stato trasferito. Compiuti gli studi superiori, nel 1925 si iscrive alla locale università dove nel 1929 si laurea in Giurisprudenza. L’anno successivo entra in magistratura consapevole che, non essendo iscritto al Partito nazionale fascista (Pnf), aveva scarse possibilità di fare carriera. Nel 1924 conosce Aldo Capitini, con il quale stabilisce una profonda e duratura amicizia destinata a influenzarne le scelte politiche. Deluso dagli orientamenti politici preesistenti, con lo stesso Capitini e Claudio Baglietto si avvicina al pensiero di Gandhi, abbracciando il credo nonviolento e divenendo vegetariano. Sospettato di antifascismo, viene dapprima inviato come uditore a San Daniele del Friuli, quindi trasferito alla pretura di Città della Pieve, infine a quella di Assisi. Contrario alla guerra d’Etiopia, dalla seconda metà degli anni Trenta stabilisce contatti con politici e intellettuali antifascisti, tra cui Piero Calamandrei, Guido Calogero, Carlo Ludovico Ragghianti, Ugo La Malfa e, in ambito locale, con Walter Binni, Giuseppe Granata, Franco Mercurelli, Averardo Montesperelli, Ottavio Prosciutti. All’indomani dell’8 settembre 1943, insieme a un gruppo di antifascisti perugini, è tra gli organizzatori del Comitato di liberazione nazionale (Cln) cittadino, vivendo i nove mesi dell’occupazione tedesca in clandestinità, costantemente braccato dai tedeschi e dalla polizia della Repubblica sociale italiana (Rsi). Nello stesso periodo è tra i fondatori del Partito d'azione umbro (Pda), di cui diviene uno dei massimi dirigenti regionali. Nell’ottobre 1944 è nominato presidente del Comitato provinciale di liberazione nazionale (Cpln), in sostituzione del repubblicano Alfredo Abatini, carica che mantiene sino al luglio 1945, quando si dimette a causa di contrasti con i rappresentanti democristiani e liberali. Nell’ambito della sua presidenza è particolarmente attivo nel promuovere un’effettiva democratizzazione della vita politica locale. In questa fase è nominato consigliere del governatore alleato per il comune di Perugia e Commissario straordinario della Cassa di Risparmio di Perugia, di cui tra 1945 e 1946 è anche presidente. Nel novembre 1945 è designato consigliere della Consulta nazionale. Nel 1946, su decisione di Ernesto Rossi, sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri, assume l'incarico di consulente legale del presidente dell’Azienda rilievo e alienazione residuati (Arar), azienda di stato per la bonifica e la vendita dei residuati bellici, carica che conserva sino al 1950, quando rientra in magistratura con incarico di consigliere della Corte d’Appello di Perugia. Negli anni successivi è attivo all'interno del Pda, vivendo le travagliate vicende che portano al suo scioglimento. Nel febbraio 1946 è al primo congresso del partito, che vede la vittoria della componente di orientamento socialista guidata da Emilio Lussu e la scissione dell’ala liberaldemocratica capeggiata da La Malfa, Parri e Reale. La scissione e l’esito negativo delle elezioni politiche del giugno 1946 lo portano ad allontanarsi sempre più dall’impegno politico diretto, sino al definitivo abbandono, dopo l'ultimo congresso del partito che, nell'aprile 1947, ne sancisce lo scioglimento e la confluenza nel Partito socialista italiano (Psi). Negli anni successivi, sebbene ormai lontano dalla politica attiva, continua a mantenere rapporti con i suoi amici e compagni di partito, collaborando con diverse riviste, tra cui il settimanale «Il Mondo». In questa fase guarda con simpatia al movimento di Unità popolare, costituito da ex azionisti, e auspica l’affermarsi di una forza politica in grado di rappresentare una valida alternativa, socialista e laica, a Democrazia cristiana (Dc) e Partito comunista italiano (Pci). Nel 1961 è colpito da una grave malattia che lo tormenterà sino alla morte, togliendoli la capacità di esprimersi. Nonostante ciò, nel 1975 pubblica Per non dimenticare, lavoro autobiografico in cui ripercorre i momenti più importanti del suo impegno antifascista e della sua azione politica. Si spegne a Perugia il 24 aprile 1977.
 

Angelo Bitti





Fonti e bibl.: Alberto Apponi Per non dimenticare (il Partito d'Azione), Tipografia Porziuncola, S. Maria degli Angeli-Assisi, s.d. [ma 1975]; Raffaele Rossi, Mauro Volpi (a cura di), Alberto Apponi, il politico, il magistrato. Scritti e documenti, Editoriale Umbra, Isuc, Foligno-Perugia 1999.




  • Abatini Alfredo Nasce a Perugia il 3 maggio 1892. Avvocato. Repubblicano. E' tra i fondatori a Perugia di «Italia Libera» e presidente del locale Cpln. Muore a Perugia il 28 agosto 1959. LEGGI DI PIU' »
  • Binni Walter Nasce a Perugia il 27 novembre 1913. Professore. Liberalsocialista. Dopo l'armistizio dell'8 settembre, è fra i costituenti del Cln perugino e finita la guerra viene eletto all'Assemblea Costituente. Muore a Roma il 27 novembre 1997. LEGGI DI PIU' »
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