• Ingresso delle truppe alleate a Città di Castello, 22 luglio 1944
  • Primo raduno degli ex perseguitati politici della provincia di Perugia (1945). Fra gli ospiti, il terzo da sinistra nella fila in alto è l'avv. Mario Berlinguer, padre di Enrico, ex deputato aventiniano allora fra i massimi responsabili dell'Alto commissa
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto” in marcia
  • Partigiani jugoslavi della “Gramsci” a Norcia nel giugno 1944
  • 11.	Comando del battaglione “Tito” della brigata “Gramsci”. Al centro Svetozar Laković “Toso”
  • Partigiani della “S. Faustino Proletaria d'urto”

Alunni Pierucci Francesco

Nasce ad Umbertide (Pg) il 4 giugno 1902. Commerciante pizzicagnolo. Dapprima Socialista, poi Comunista. Confinato. Iscritto in Rubrica di frontiera (Rf). Figlio di Alessandro, bracciante, e Clotilde Pasquini, quarto di cinque figli. Nel 1904 finisce accidentalmente sotto un carro dell'azienda agricola Buitoni e perde il braccio destro. Buitoni si offre di farlo studiare ma la famiglia rifiuta e, a prezzo di grandissimi sacrifici, provvede da sola. Frequenta fino al terzo anno dell'Istituto tecnico superiore di Perugia e, successivamente, consegue il diploma magistrale. Nel 1905, dopo avere cercato invano un lavoro più redditizio in Italia e all'estero, il padre Alessandro decide di prendere un podere a mezzadria, passando presto ad uno più grande nei pressi di Montone (Pg). Nel 1916 Alessandro muore di crepacuore, dopo la disdetta in tronco del contratto imposta dal padrone per presunta «disobbedienza aggravata». Nel 1917 Francesco contribuisce alla fondazione della sezione del Partito socialista italiano (Psi) di Umbertide, si iscrive alla sezione giovanile (di cui in breve diventa segretario) e ne apre a sua volta un paio in zona. Si dedica alla riorganizzazione delle Leghe contadine e subisce il primo processo, per diffamazione a mezzo stampa. Nel 1920 viene nominato segretario della Camera del lavoro di Umbertide e l'anno successivo aderisce al Partito comunista d'Italia (Pcd'I), ne fonda la sezione umbertidese – di cui diviene subito segretario – ed entra nel Comitato provinciale di Perugia. A fine 1921 subisce la più grave aggressione squadrista. In quel periodo organizza gli Arditi del popolo e si schiera contro le posizioni isolazioniste dell'ala bordighiana del Pcd'I.
Verso la fine del 1922 decide di andare in Francia, dove già si trovano a Nizza i fratelli maggiori e Antonio e Astorre. Qui svolge i lavori più svariati, tra cui l'insegnante privato e l'assistente presso l'impresa edile di un emigrato tifernate. A livello politico si dedica al coordinamento di un gruppo di emigrati ed esuli italiani. Nel 1925, dopo avere lavorato come imbianchino per la ditta dei fratelli, apre un negozio di generi alimentari. Una volta avviata l'attività, chiama dall'Italia la madre e la sorella maggiore Olinda. Lasciato il negozio nelle loro mani, decide di tornare e si stabilisce a Milano, trattenendosi sino a fine anno. Ufficialmente in cerca di lavoro, è in realtà preso a tempo pieno dall'attività politica. Nel 1926 ripassa in Francia tornando a lavorare con i fratelli, ma ancora nel 1927 trascorre circa dieci mesi a Milano, esercitando ufficialmente l'attività di importazione di formaggi e lucido da scarpe dalla Francia. A fine anno riprende definitivamente la via di Nizza e il lavoro di imbianchino. Nel corso del 1928 i fratelli Pierucci hanno per un periodo alle loro dipendenze Sandro Pertini. Il controllo della polizia e le minacce degli infiltrati si fanno sempre più serrati nei suoi confronti, essendo considerato particolarmente pericoloso in quanto uomo istruito e di cultura. Per tale motivo cambia frequentemente domicilio e, a fine 1933, decide di abbandonare Nizza per Tolone. Nella seconda metà degli anni Trenta la sua attività politica in Francia raggiunge l'apice, essendo membro della Lega italiana dei diritti dell'uomo (Lidu) e per un periodo segretario dell'Unione popolare italiana.
Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la rapida capitolazione francese e l'instaurazione del governo collaborazionista di Vichy precipita la situazione per gli esuli. Nel corso del 1940 viene arrestato e internato nel campo di Vernet sur Ariège, sui Pirenei. Nel 1941 è consegnato alla polizia italiana a Mentone, viene rimpatriato ed è in carcere prima a Ventimiglia, poi a Genova, Pisa e Firenze, prima di giungere a Perugia. Qui viene processato e condannato, il 4 marzo 1942, ad un anno di confino da scontare a Maierà (Cs). Dopo l'iniziale diffidenza dei paesani e del parroco riesce a farsi ben volere, anche perché grazie al suo lavoro si riesce ad avere per la prima volta l'illuminazione elettrica, traendola dai fili lungo la strada vicina. Nell'agosto 1943 può rientrare a Perugia e riprendere i contatti con l'antifascismo organizzato*. Viene incaricato dal Partito comunista italiano di ritessere, insieme a Dario Taba e Alberto Mancini, la rete organizzativa in tutta la provincia, ma nel mese di novembre, pare in seguito a delazione, viene arrestato a Perugia, lungo le scalette di S. Ercolano.
Esce dal carcere nel giugno 1944, nei giorni della Liberazione, e il Pci lo destina all'attività sindacale: è il primo segretario della ricostituita Camera del lavoro di Perugia, rimanendo in carica per tre anni. Nel 1945 costituisce la prima Cooperativa di Consumo di Perugia e, l'anno successivo, partecipa alla fondazione della Federazione provinciale delle Cooperative. Nel febbraio 1947 viene chiamato a far parte della segreteria nazionale del sindacato dei Braccianti, dove rimane poco più di un anno. Contemporaneamente è segretario nazionale del sindacato delle Tabacchine, che guida alla conquista del primo contratto nazionale di lavoro. Nel 1948 viene eletto senatore nelle liste del Pci e due anni dopo entra nel Consiglio nazionale dei Coloni e mezzadri, abbandonando la segreteria delle Tabacchine (l'incarico, non l'organo). Nel 1951 diviene presidente della della Federazione provinciale delle Cooperative e l'anno successivo è eletto sindaco di Città di Castello (Pg). Durante la campagna elettorale conosce Mirella Alloisio, genovese, ex partigiana, giornalista e attivista del Partito socialista italiano di unità proletaria (Psiup) e dell'Unione donne italiane (Udi), che a fine anno sposa. Nel 1953 il Pci lo ricandida per le elezioni politiche, ma in un collegio tradizionale appannaggio dei democristiani. Non riesce ad essere rieletto e può così dedicarsi a tempo pieno all'impegno di primo cittadino, nel quale è confermato con le amministrative del 1956. Nel 1958 si dimette, a metà mandato, non volendo aderire a manovre poco chiare. Trovandosi di fatto disoccupato, recupera le nozioni immagazzinate all'inizio dell'avventura francese e apre un'impresa di costruzioni. Con la consulenza del geometra Aldo Pacciarini di Città di Castello, si rende protagonista di una straordinaria esperienza di imprenditoria edile a prezzi popolari. Riprende anche l'impegno nel settore cooperativo, dedicandosi (oltre che personalmente, per un periodo, alla panificazione) alla cura dei mulini popolari prima di Castiglione del Lago (Pg), poi di Magione (Pg), infine della sua Umbertide. Quest'ultimo nel 1965 è sull'orlo del fallimento, lui riesce non solo a risanarlo senza ricorrere ai licenziamenti, ma a farne, per tutti i diciassette anni di cui ne detiene la presidenza, una solida realtà cooperativa e produttiva.
Muore a Perugia l'8 aprile 1985.


Tommaso Rossi


*Secondo alcune fonti le vicende legate ad arresto, detenzione e rilascio sono parzialmente diverse: risulta rimpatriato con falso passaporto nel 1941, per questo motivo arrestato, assegnato al confino a Maierà per anni uno in data 4 marzo 1942 e liberato per fine pena il 28 novembre 1942 [Antifascisti nel Casellario politico centrale, vol. I, A, Anppia, Roma 1988, p. 149 (Quaderni, 1)]; altrove all'assegnazione al confino, pronunciata il 4 marzo 1942, ha fatto seguito un proscioglimento il 17 marzo 1943 (Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, vol. III, La Pietra, Milano 1983, p. 1231).


Fonti e bibl.: Acs, Cpc, b. 81, ad nomen; Asp, Questura, Schedati, b. 1, fasc. 27; b. 13, fasc. 3; b. 43, f. 7; Asisuc, Acs, Cpc, b. 1, fasc. 12. Francesco Alunni Pierucci, Il socialismo in Umbria. Testimonianze e ricordi. 1860-1920, Giostrelli, Perugia, 1960; Id., Le lotte contadine in Umbria. Cronache di mezzo secolo. 1900-1950, Caldari, Umbertide 1975; Id., Il movimento operaio in Umbria. Cronache di un secolo, Regione dell'Umbria, Perugia 1983; Id., Il socialismo in Umbria. Dalle origini all'avvento del fascismo, Tibergraph, Città di Castello 1985 [2ª ed. accresciuta]; La storia non comune di un umbro; Settimio Gambuli, Francesco Pierucci ad un anno dalla sua scomparsa. 8 Aprile 1985 - 8 Aprile 1986, Salvi, Perugia 1987; Francesco Pierucci nel terzo anniversario della morte, Benucci, Perugia 1988; Francesco Alunni Pierucci. La storia non comune di un umbro [s.l.; s.n.] 1997; Francesco Alunni Pierucci, 1921-22. Violenze e crimini fascisti in Umbria. Diario di un antifascista, Lampi di stampa, Milano 2004 [1ª ed. 1960]; Tommaso Rossi, Francesco Pierucci, l'uomo della rinascita, «Umbria contemporanea», 2005, 5, pp. 53-60; Anppia Anpi, Emigrazione politica in Umbria, Premio Anppia - Anpi, Antologia delle opere premiate, Quaderni della Regione dell'Umbria – Numero speciale, 1991, pp.123.




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  • Alunni Pierucci Astorre Nasce a Umbertide (Pg) il 14 maggio 1896. Ex ferroviere. Socialista. Iscritto nella Rubrica di frontiera, espatria in Francia nel 1924 dove risulta essere residente anche nel dopoguerra. LEGGI DI PIU' »
  • Alunni Pierucci Marsilio Nasce ad Umbertide (Pg) il 4 marzo 1894. Opeario pittore. Socialista. Iscritto all'Associazione nazionale ex combattenti, viene radiato dal novero dei sovversivi nel 1934.  LEGGI DI PIU' »
  • Taba Dario (Libero) Nasce a Corciano il 17 luglio 1902. Commerciante. Comunista. Combattente durante la guerra di Spagna, internato e partigiano della brigata Innamorati, muore a St Laurent du Var (Francia) il 3 luglio 1981. LEGGI DI PIU' »
  • Righetti Remo Nasce a Terni il 25 marzo 1901. Operaio. Comunista. Condannato a cinque anni di confino, durante la guerra viene arrestato per aver ascoltato Radio Londra, non potendo così partecipare alla guerra di Liberazione. Muore a Terni l'8 marzo 1996.  LEGGI DI PIU' »
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